{"id":1519,"date":"2019-05-07T16:40:22","date_gmt":"2019-05-07T14:40:22","guid":{"rendered":"https:\/\/cpdp.it\/?page_id=1519"},"modified":"2019-05-16T16:12:29","modified_gmt":"2019-05-16T14:12:29","slug":"report-del-2-congresso-del-cpdp-a-cura-di-rosamaria-di-frenna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/2019\/05\/07\/report-del-2-congresso-del-cpdp-a-cura-di-rosamaria-di-frenna\/","title":{"rendered":"Report del 2\u00b0 Congresso del CPdP, a cura di Rosamaria Di Frenna"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>2\u00b0 Congresso del Centro Psicoanalitico di Pavia- 26 settembre 2015 \u2013 Pavia, Aula del 400, Universit\u00e0 di Pavia.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gli strumenti della cura in Psicoanalisie Psicoterapia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Report di Rosamaria Di Frenna<\/p>\n\n\n\n<p>Il congresso si \u00e8 svolto il 26 settembre 2015, nell\u2019Aula del 400 dell\u2019Universit\u00e0 di Pavia. Il tema dell\u2019esplorare i cambiamenti negli strumenti di lavoro dati oggi all\u2019analista, ha visto gli interventi di Fausto Petrella, Vincenzo Bonaminio, Giuseppe Civitarese, Elena Molinari, Antonino Ferro, e numerosi altri dalla platea. Chairman Michele Bezoari,e Vanna Berlincioni. L\u2019atmosfera all\u2019interno della grande aula \u00e8 stata aperta, colloquiale e viva, potrei dire: un campo felice, nutriente.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019introduzione di Fausto Petrella ha portato i pensieri sui \u201cmassimi e minimi strumenti della cura\u201d. Per Petrella il Congresso di Boston ha in parte eluso il tema, occorre maggiormente \u201cstare sul pezzo\u201d, -ha detto- senza dimenticare le modificazioni degli stili di vita e la conseguente babelizzazione, della psicoanalisi. La metafora del quadro appeso alla parete, per il quale \u00e8 necessario il pennello all\u2019artista e il chiodo per appendere l\u2019opera, viene ripresa per specificare cosa si intende per strumenti. Non si pu\u00f2 certo dipingere col martello o appendere un quadro con un pennello. E dunque quali sono i ferri del mestiere? Per quali finalit\u00e0 della cura? E\u2019 vero che quando curiamo non siamo mai soli, le teorie, le voci di Freud, Winnicott, Bion ecc, aleggiano nella mente analista; ma non nel lavoro clinico, perch\u00e9 si pu\u00f2 intendere il lavoro analitico come un bricolage, come un tessuto (viene proiettata l\u2019immagine di un uomo solo che suona molti strumenti). L\u2019analista \u00e8 alle prese con una grande complessit\u00e0 di strumenti. Per Freud era la sinfonia dell\u2019essere. I fattori terapeutici si situano a un pi\u00f9 alto livello d\u2019astrazione: per esempio la libera associazione tende a sciogliere il linguaggio pietrificato da difese e resistenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Viene poi proiettata l\u2019immagine di creazioni eseguite con lo smontaggio sistematico di un computer. Nota Petrella che quest\u2019opera viene resa possibile usando cacciaviti minimalissimi, \u00e8 un gioco, una sfida, una creazione e, dopo ulteriore smontaggio ri-creazione di \u201cqualcosa\u201d dalle ceneri dei computer. Con questo, si introduce il grande problema delle mutazioni, e ricostruzioni; pensando ai mutamenti del \u2018900, si pu\u00f2 riflettere su come siano cambiati anche gli psicoanalisti (viene qui citato \u201cLe citt\u00e0 invisibili\u201d di Italo Calvino)<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019analista stesso \u00e8 strumento , un fascio di funzioni, la psiche \u00e8 strumento e oggetto dell\u2019indagine analitica per la mente dell\u2019analista e quella del paziente. Ascoltare, saper parlare, saper tacere, essere risonanti. Paula Heimann notava come la spontaneit\u00e0 non possa essere \u201cstrumento\u201d. La presenza viva e partecipe dell\u2019analista all\u2019ascolto del transfert-controtransfert, \u00e8 un vero grande strumento. Da un&#8217;antica incubatio nasce il setting, come strumento aspecifico, ma specifico per come lo vive il paziente: \u00e8 il rapporto con l\u2019oggetto. Per Roussillon il lettino \u00e8 anche oggetto transizionale. Viene proiettata ancora una vignetta dove nella stanza d\u2019analisi il paziente \u00e8 sotto il lettino porgendo pinze, chiodi, martello all\u2019analista comodamente seduto. Il relatore pu\u00f2 notare che l\u2019analista non d\u00e0 sollievo se scambia strumenti di lavoro, spiegazioni o interpretazioni strumentali, appunto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma allora quale pu\u00f2 essere il significato e lo spazio dell\u2019azione interpretativa?<\/p>\n\n\n\n<p>Il modello archeologico freudiano prevedeva \u201czappe\u201d e \u201cvanghe\u201d per raggiungere i reperti da portare alla luce, le civilt\u00e0 sepolte dell\u2019esperienza infantile. Furono poi altri strumenti metaforici come sonde, sonar ecc. Ma \u00e8 la memoria dell\u2019analista, nel senso di momenti affettivi pi\u00f9 la passione per il senso (Barthes), a dare corpo e attivare le spirali relazionali come nelle identificazioni e nella identificazione proiettiva. Chiude l\u2019intervento la proiezione di una scena dal film \u201cSussurri e grida\u201d (1972) di Bergman. Non ci sono parole ma gesti di incontro tra due sorelle con il sottofondo di una melodia per violoncello. Contatto e apertura, dice Petrella, occorre l\u2019invenzione artistica per tradurlo in immagini oltre la parola.<\/p>\n\n\n\n<p>I lavori del Congresso sono proseguiti con l\u2019intervento di Vincenzo Bonaminio, contributo che ha preso avvio con le parole \u201cdare corpo al corpo (uno strumento negletto)\u201d, ricordando come la psicoanalisi nacque con il mistero del corpo delle isteriche, Il setting freudiano istitui\u2019 la soppressione dello sguardo reciproco, semplicemente perch\u00e9 \u201cnon sopporto gli occhi del paziente\u201d, scrive nei \u201cNuovi Consigli per la Tecnica\u201d, Freud (1910-11). Le manifestazioni corporee, i vari gorgoglii (anche l\u2019intestino prese parte alla conversazione, scrisse Freud) si mettono nel campo per poter passare dal non detto al dicibile, e possono cercare espressione attraverso gli acting. La storia analitica di G., a partire dalla quale si dispiega l&#8217;intervento di Bonaminio, \u00e8 quella di un paziente con un \u201cgrande\u201d corpo: una stazza enorme. Il suo analista ci rende partecipi di come poteva nel vederlo buttarsi sul lettino, rammentargli il \u201ccome corpo morto cade\u201d. L\u2019analisi prosegue, e dopo mesi di chiusure e difficolt\u00e0, compaiono alcuni cambiamenti corporei, che sembrano abitare diversamente lo spazio all\u2019interno del setting. Quando il giubbotto del paziente scivola via, dalla sedia dove era stato appoggiato, l\u2019analista sente una furia interna che lo costringe a raccoglierlo e rimetterlo a posto. La reazione controtransferale \u201cenorme\u201d (anch&#8217;essa di grande stazza dunque), si trova a poter essere pensata all\u2019interno del lavoro analitico successivo, il cui racconto accurato, vivo e coraggioso, credo abbia aperto un \u201ccampo\u201d di pensiero per tutti i presenti in sala.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel domandarsi se possiamo aggiungere strumenti alla cassetta degli attrezzi analitici, Giuseppe Civitarese, nel suo intervento, pone la sua riflessione sulla ricettivit\u00e0 dell\u2019analista, e individua nella teoria bioniana della trasformazione in allucinosi (si trova nell\u2019articolo di Bion del 1958 sull\u2019allucinazione ripreso poi in \u201cAnalisi degli Schizofrenici e Metodo Psicoanalitico\u201d, 1967), uno degli strumenti dello spettro onirico : sentire e vedere quel che vede\/sente il paziente. La trasformazione in allucinosi (TA), intesa inizialmente come un meccanismo sostitutivo del diniego ( \u00e8 questa la nozione psicoanalitica classica a cui si avvicina), per quanto concetto poco noto e poco trattato successivamente, (Meltzer 1978, Sandler 2005, 2009, Lopez-Corvo, 2002, Grotstein 2007) viene invece sviluppata da Bion quando ne descrive tre tipologie. Per cos\u00ec dire la TA diviene mano a mano un\u2019attivit\u00e0 mentale pi\u00f9 \u201cfisiologica\u201d, quindi non solo appannaggio delle persone che presentano veri e propri disturbi psichici. Alla pari di qualsiasi difesa psichica \u00e8 questione di gradi: solo un principio di consensualit\u00e0 pu\u00f2 portare di volta in volta a farsi un\u2019idea del livello di sconfinamento nel patologico. L\u2019approdo finale di questo processo, che toglie al concetto di TA la sua connotazione di anormalit\u00e0, \u00e8 \u201cAttenzione e interpretazione\u201d, il saggio del 1970 in cui Bion (1971-1977) include l\u2019allucinazione nella fila C della Griglia, assieme a pensiero onirico, mito e sogno. La TA diventa strumento tecnico dell\u2019analista che nell\u2019area intrapsichica trova la dimensione essenziale per l\u2019analisi poich\u00e9 \u201cla relazione tra le due persone \u00e8 una faccenda a due sensi e poich\u00e9 si \u00e8 impegnati a mostrare in quella relazione non si tratta di parlare dell\u2019analista o dell\u2019analizzando ma di qualcosa tra loro due\u201d (Bion, 1978-80, pag 28).<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia sarebbe contraddittorio sostenere che si possa disciplinare qualcosa che, come la TA avviene inconsciamente. Ma allora di cosa si tratta? Di provare a ridurre, come quando ci predisponiamo al sonno, l\u2019attivit\u00e0 introiettiva della mente mediata dai sensi, per esaltare il negativo che si annida nella percezione. Sognare nella veglia, (ma non nel senso della reverie che implica una dimensione di consapevolezza), a differenza dall\u2019esperire la vera allucinazione, consente all\u2019analista la capacit\u00e0 di svegliarsi. Ossia di cogliere la contraddizione tra la sua idea delirante\/o allucinazione e la realt\u00e0 del momento in cui se ne rende conto.<\/p>\n\n\n\n<p>La TA diventa allora una sonda per scandagliare le profondit\u00e0 emotive del campo analitico, un carotaggio del campo. Le allucinosi dell\u2019analista hanno rilievo solo se accettiamo il postulato secondo cui riflettono un aspetto del \u201cqualcosa tra\u201d che si produce inconsciamente tra lui e il paziente. L\u2019allucinosi diventa cos\u00ec lo strumento pi\u00f9 efficace per esplorare la realt\u00e0 emotiva inconscia transpersonale o interpsichica. Purch\u00e8 poi se ne esca! Se l\u2019analista \u00e8 capace di trasformare in sogno l\u2019incubo in cui per un po\u2019 ha abitato con il suo paziente, lo affranca dal suo stato eccessivo di allucinosi, per il fatto stesso di vivere un\u2019esperienza di unisono emotivo e di trasmettergli in vari altri modi la comprensione acquisita.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intervento di Elena Molinari \u201cLa ricerca della comodit\u00e0 in una poltrona scomoda\u201d mi ha rimandato a quello che scrisse Matisse riguardo alla propria arte che considerava \u201cuna buona poltrona su cui riposare\u201d, astraendosi dallo sterile dilemma fra astratto e figurativo che paralizz\u00f2 a lungo tanta pittura europea..<\/p>\n\n\n\n<p>La comodit\u00e0 nella poltrona scomoda, o sedia, o lettino, \u00e8 l\u2019originale riflessione di Molinari dove trova posto un contatto con il paziente non troppo rigido n\u00e9 troppo morbido, un buon contenimento nel modo di essere con le esigenze del momento: intuire desideri e necessit\u00e0. La proiezione di alcune slides, ha consentito, io credo anche alla sala, un immaginarsi forme e \u201cvisioni\u201d come qualcosa di sensoriale, nel significato, ad esesempio. dato da Frances Tustin quando diceva di provare a dimenticare la sedia ma di percepire il proprio corpo che aderisce alla forma dell\u2019oggetto sul quale si trova seduto. Si tratta , per l\u2019analista, di un contatto mentale il pi\u00f9 esteso possibile. Comodit\u00e0 quindi come descrittore dell\u2019unisono emotivo. Seguono alcune vignette cliniche. In una di queste vediamo arrivare in seduta una paziente con il proprio bambino che allatta al seno. La co-modit\u00e0 (unisono emotivo) prende qui la forma del ritrovarsi seduti tutti insieme sul tappeto: allattando. Il racconto ha, ancora, evocato in me i colori e la dolcezza che si apprezzano nell\u2019incontrare quel piccolo capolavoro ligneo detto Madonna dell\u2019Umilt\u00e0 ( Museo Victoria di Melbourne, Ferrara, 1470), dove una madonna giocosa \u00e8 seduta per terra, insieme al proprio bambino che ridendo le accarezza il mento. Una madre disposta a giocare e chinarsi, trovare forse la posizione pi\u00f9 comoda; un contenitore mai rigido che prende la forma pi\u00f9 appropriata per ci\u00f2 che si ritrova. La riflessione sulla tecnica porta inoltre la relatrice a sottolineare il suo apprezzamento, elogio dei pazienti quando sono capaci di sottrarsi a qualcosa di costruito, nel senso di privo di spontaneit\u00e0 .<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intervento conclusivo di Nino Ferro dal titolo\u201d L\u2019onirico in seduta\u201d, ha esplorato la seduta come organismo sognante, chiedendosi inoltre in che misura la decostruzione narrativa deve, (o non deve), essere seguita da una teatralizzazione, e secondo quali scenari. Ferro riprende il discorso di Petrella laddove per appendere un quadro occorrono chiodo e martello, e per dipingerlo colori e pennelli. Facciamo il contrario, dice Ferro, \u00e8 possibile partire dal martello, con il quale si pu\u00f2 anche attaccare un quadro? Prendendo spunto da una domanda dalla Sala dove un collega racconta di come incontrando per la prima volta un paziente abbia pensato di questi che davvero fosse molto brutto (poi al secondo incontro \u00e8 visibile al paziente una valigia -in effetti l\u2019analista doveva partire-, mentre al terzo appuntamento il paziente non si presenta), Ferro si chiede dunque, tra le altre cose, quali siano state le emozioni in campo. E nuovamente, la decostruzione narrativa in che misura non deve essere seguita da una teatralizzazione e secondo quali scenari? Noi abbiamo consuetudine con il mondo interno, la relazione, la storia del paziente ecc. Ma quali sono gli strumenti chiave che attengono all\u2019onirico? Secondo Ferro uno degli strumenti cardine dell&#8217;analisi la \u201ctrasformazione in sogno\u201d, descritto come un \u201cfiltro magico\u201d, che nella mente dell&#8217;analista pu\u00f2 prendere la forma della seguente domanda: \u201c se questa cosa che mi dice il paziente fosse un sogno?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulteriore strumento utile all&#8217;analista \u00e8 per Ferro certamente il concetto di \u201ccasting\u201d, inteso come quella continua attivit\u00e0 fatta dal pensiero onirico dello stato di veglia di reperimento di personaggi, situazioni che ne consentano la incarnazione emotiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Per l\u2019analista l&#8217;attivit\u00e0 di \u201cdreaming\u201d \u00e8 una \u201cobservational technique\u201d che consente l\u2019entrare in contatto con le proprie ed altrui emozioni che sono le invarianti delle trasformazioni. E\u2019 nota la differenza molto grande che vi \u00e8 tra il modo di concepire il sogno tra Bion e Freud. Per quest\u2019ultimo il lavoro del sogno consiste in una sorta di agenzia che crittografi il contenuto del sogno; per Bion il sogno ha la funzione di fornire \u201ci mattoncini\u201d di base per pensare, sentire, essere se stessi. Il modo di pensare al sogno di Bion cambia radicalmente il modo di guardare alla psicoanalisi: se il sintomo, la sofferenza psichica, derivano da una insufficiente capacit\u00e0 di sognare \u00e8 chiaro che l\u2019interesse della psicoanalisi si sposta dall\u2019interesse per i contenuti all\u2019interesse per gli apparati che producono il sogno.Nel famoso esempio del paziente di Bion che dice \u201cicecream\u201d e Bion pensa I \u2013 scream (\u201cio grido\u201d): in una trasformazione a moto rigido, l&#8217;interpretazione dell&#8217;analista avrebbe potuto essere : \u201clei mi sente freddo\u201d!<\/p>\n\n\n\n<p>Il setting inteso come un apparato che crea le regole formali del gioco e che permette operazioni trasformative grazie alla sua elasticit\u00e0 e assorbenza, \u00e8 anche l&#8217;assetto mentale dell&#8217;analista che lo rende permeabile agli stati emotivi del suo paziente, ma che va incontro a un continuo disturbo e ristabilimento. Per altro, ogni paziente cerca il \u201cproprio\u201d analista nel setting, per esempio rompendo alcune regole. A tale proposito, ed in modo molto esplicativo, Ferro racconta alla platea il caso di un suo paziente che preferisce una diversa posizione : la poltrona girata dell&#8217;analista girata di spalle verso di lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Ferro tutte queste esemplificazioni cliniche, che a un primo sguardo possono apparire degli \u201coggetti bizzarri\u201d, possiedono intrinsecamente una straordinaria ricchezza comunicativa che l&#8217;analista deve saper cogliere senza alterare il suo assetto interno, avendo in mente qual \u00e8 il suo grado di tolleranza delle variazioni della tecnica classica.<\/p>\n\n\n\n<p>Gennaio 2016<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>2\u00b0 Congresso del Centro Psicoanalitico di Pavia- 26 settembre 2015 \u2013 Pavia, Aula del 400, Universit\u00e0 di Pavia. 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