{"id":1545,"date":"2019-05-08T14:19:39","date_gmt":"2019-05-08T12:19:39","guid":{"rendered":"https:\/\/cpdp.it\/?page_id=1545"},"modified":"2019-05-16T16:12:27","modified_gmt":"2019-05-16T14:12:27","slug":"i-sensi-e-linconscio-recensione-di-susi-galimberti-koinos-1-2015","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/2019\/05\/08\/i-sensi-e-linconscio-recensione-di-susi-galimberti-koinos-1-2015\/","title":{"rendered":"&#8220;I sensi e l&#8217;inconscio&#8221; &#8211; Recensione di Susi Galimberti (Koinos, 1-2015)"},"content":{"rendered":"\n<p>Giuseppe Civitarese (2014), I sensi e l\u2019inconscio, Borla, Roma, pp. 224.<\/p>\n\n\n\n<p>Susi Galimberti<\/p>\n\n\n\n<p>Merito non secondario dei lavori che, come questo di Civitarese, riescono a non rimanere chiusi nella dimensione rigida di un\u2019ermeneutica tutta interna al modello di riferimento, \u00e8 la capacit\u00e0 di funzionare come stimolo a mettersi in gioco,costringendo in qualche modoogni lettore a riesaminare ex-novo i propri consolidati modelli di fronte alla proposta di un percorso innovatore, aperto a una molteplicit\u00e0 di stimoli fortemente soggettivi ma altrettanto fortemente ancorato a una impostazione di fedelt\u00e0 critica alla tradizione psicoanalitica. Prima ancora di avviare qualsiasi valutazione specifica il lettore non pu\u00f2 non apprezzare fin dall\u2019avvio di questo percorso, il costituirsi non tanto come un generico invito, ma soprattutto come una guida \u201caperta\u201d, a sviluppare senza pregiudizi e senza presunzioni di assolutezza, ulteriori riflessioni e prospettive critiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Prendendo le mosse da un richiamo articolato all\u2019odierno stato dell\u2019arte della psicoanalisi (e anche, e soprattutto, della clinica psicoanalitica) si avvia cos\u00ec la narrazione di un percorso che \u00e8 s\u00ec squisitamente soggettivo nel rifarsi ad una \u201cdimensione artistica\u201d della ricerca ma anche chiaramente orientato a proporre non tanto un ripensamento quanto un\u2019analisi da nuovi vertici degli elementi centrali della tradizione freudiana. Ci\u00f2 si esplicita, sul primo versante, attraverso la dichiarata adesione alle modalit\u00e0 esegetiche di Ogden<sup><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote1sym\"><sup>1<\/sup><\/a><\/sup>&nbsp;e Ferro<sup><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote2sym\"><sup>2<\/sup><\/a><\/sup>&nbsp;e, sull\u2019altro, soprattutto attraverso la messa a fuoco critica dei temi fondanti della psicoanalisi &#8211; primi fra tutti quello del carattere e ruolo dell\u2019inconscio e quello dell\u2019interpretazione come trasformazione. Questa analisi, sostenuta da un impeccabile apparato di riferimenti agli orientamenti innovativi che, pur in una costante fedelt\u00e0 ai fondamenti della teoresi freudiana, si sono sviluppati nel tempo, trova certamente un punto di riferimento decisivo nell\u2019abbagliante (ma solo apparente) asistematicit\u00e0del sistema bioniano.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abFreud vede la cultura come repressione e addomesticamento delle pulsioni, Bion come creativit\u00e0 e sviluppo della capacit\u00e0 di pensiero. [\u2026] in Freud nelle fasi pi\u00f9 primitive della vita la funzione mediatrice diretta della societ\u00e0 finisce per pesare quasi tutta sulle spalle del concetto di rimozione originaria [\u2026] Il modello intersoggettivo di Bion dell\u2019interazione madre-bambino ha le spalle pi\u00f9 larghe e mostra come sin dall\u2019inizio della vita sia la relazione ad accendere lo sviluppo della mente. Freud \u00e8 pi\u00f9 interessato al soggetto, per Bion si potrebbe dire che un soggetto non esiste se visto indipendentemente dal gruppo. [\u2026] Dalla diversa articolazione di un postulato che in sostanza condividono, come quello dell\u2019inconscio come prodotto della socialit\u00e0 e del linguaggio, nascono due concezioni che sembrano l\u2019una l\u2019opposto dell\u2019altra. [\u2026] Ci\u00f2 \u00e8 vero su un piano trasversale ma non longitudinale. Sul piano longitudinale, da Bion a Freud (sic) cambia la cornice epistemologica entro cui si collocano le rispettive teorizzazioni. Si passa dal moderno al postmoderno [\u2026] Non capiremmo le differenze nelle rispettive concezioni dell\u2019inconscio se non tenessimo conto di questo dato essenziale\u00bb(p. 102).<\/p>\n\n\n\n<p>Le opposte concezioni, dunque, solo apparentemente sono contrastanti in assoluto. Quel che come contrasto appare &#8211; vale a dire teoresi bioniana escludente quella freudiana e viceversa, secondo il postulato logico di esclusione &#8211; \u00e8 in realt\u00e0, soltanto l\u2019epifenomeno di una ben pi\u00f9 complessa e sconvolgente situazione: l\u2019irrompere nella sfera della teoresi di una logica totalmente diversa in grado di annullare le leggi della logica aristotelica e sostituirvi il moto browniano di quella che potrebbe essere chiamata una logica dei vertici (vertici in senso propriamente analitico). In essa postulati (e conseguentemente, proposizioni e teoremi)non introducono una dialettica rigida e atemporale di certezze\/errori ma, appunto una \u00abdialettica dei vertici\u00bb fondata sulla probabilit\u00e0, il divenire, la polivalenza del tempo psichico.<\/p>\n\n\n\n<p>Si esplicita cos\u00ec quella che potremmo chiamare una prima conclusione importante del discorso innovatore di Civitarese, importante soprattutto perch\u00e9 svela la fallacia &#8211; generale in ogni raggiungimento \u201cscientifico\u201d, in particolar modo in quelli delle scienze dell\u2019uomo e ancor pi\u00f9 particolarmente in psicoanalisi &#8211; di qualsiasi conclusione che pretenda al valore di assioma definitivo e non proponga gi\u00e0 nel suo primo manifestarsi una connessa inevitabile diversa prospettiva. Si \u00e8 gi\u00e0 accennato che se un primo approccio al testo \u00e8 in qualche modo condizionato dallo stile \u201cartistico\u201d dell\u2019esposizione, sostenuto da un basso continuo di metafore che inizialmente potrebbe anche apparire sconcertante, si rivela chiaramente, non appena si entri nel vivo del percorso, la specifica validit\u00e0 metodologica di questa impostazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo si avverte bene, in particolare, nell\u2019applicazione funzionale della tensione bioniana al \u00absenso comune\u00bb che supporta la presentazione dei casi clinici. Essi non risultano infatti, come purtroppo spesso avviene, una illustrazione, nel senso proprio d\u2019immagine aggiuntiva introdotta nel resoconto clinico come prova a-posteriori di un risultato gi\u00e0 postulato come positivo, bens\u00ec l\u2019articolata testimonianza del divenire molteplice dell\u2019esperienza emotiva che si attua nel vivo della relazione analitica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il riferimento bioniano alla rappresentazione della sperimentazione emotiva, la capacit\u00e0 di rivivere l\u2019esperienza della relazione analitica si fanno \u201cstoria\u201d di quell\u2019emozione nelle sue alternanze, nei suoi imprevedibili abissi e nelle immediate aperture alla \u201ccomune sensibilit\u00e0\u201d, e nei suoi a volte impercettibili passi, che attraverso una reciproca convergenza \u201ccorporea\u201d consentono di vedere\/sentire insieme al paziente.<\/p>\n\n\n\n<p>Civitarese cita il concetto bioniano di Sistema Proto-mentale che appunto pu\u00f2 manifestarsi \u00abtanto in forma fisica che psicologica<sup><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote3sym\"><sup>3<\/sup><\/a><\/sup>\u00bb nel produrre \u00ab[\u2026] reversibilit\u00e0 tra corporeo e psichico che [pu\u00f2 attuarsi] non solo nella stessa persona ma anche tra due persone\u00bb e &#8211; si potrebbe aggiungere &#8211; anche e forse pi\u00f9 intensamente all\u2019interno di un campo gruppale<sup><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote4sym\"><sup>4<\/sup><\/a><\/sup>. In questo senso le r\u00eaverie dell\u2019analista possono essere viste come snodi narrativi del campo emotivo in cui sono immersi analista e paziente, come \u00ab[\u2026] un frutto della [loro] inarrestabile e invisibile comunicazione inconscia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 in sostanza quello che accade (e che l\u2019esperienza clinica comprova costantemente) nel formarsi del \u00abcampo gruppale\u00bb. Abbiamo gi\u00e0 visto pi\u00f9 sopra che Bion ne propone l\u2019esistenza fin dal primo inizio del divenire psichico del bambino nella relazione con la madre e il contesto culturale che lo circonda: in questo caso forse la metafora pi\u00f9 appropriata non \u00e8 tanto quella, che qui viene usata, dei \u00ab[\u2026] pixel impazziti di un televisore senza segnale [che] si organizzano ma in realt\u00e0 sono organizzati da qualcosa di esterno (c.vo mio) in una configurazione significativa\u00bb quanto piuttosto quella del formarsi, per un processo interno di relazione funzionale, di una armonia\/contrappunto nel caotico e inconsapevole accumularsi di melodie singolari o, se si preferisce, del definirsi, dall\u2019esperienza inconsapevole di molteplici segni linguistici, di un codice condiviso che li carica dei significati\/valori di un linguaggio comune.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di un processo di costruzione che si sviluppa come \u00abfunzione poetica del sogno\u00bb, producendo non una consapevolezza logico-astratta, ma una \u00absensibilit\u00e0 per un\u2019armonia tra corpo e mente\u00bb che rid\u00e0 corpo alla mente o viceversa reinsedia la psiche nel corpo. Questo processo \u00e8 essenzialmente relazionale: \u00ab[\u2026] infatti l\u2019inconscio rimosso o non rimosso non pu\u00f2 essere pensato se non in funzione con l\u2019altro. [\u2026] Nessun soggetto pu\u00f2 esistere se non a patto di far parte dei campi di relazione. L\u2019io non \u00e8 padrone in casa propria perch\u00e9 la sua vera dimora sta nella socialit\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 quindi un falso problema il contrapporre sogno e pensiero razionale se non si coglie il senso della metafora del sogno come poesia della mente, riportandone il valore all\u2019etimologia del significante (p\u00f2iesis, appunto, come atto del fare\/produrre\/realizzare) rimanendo legati all\u2019immagine idealistica hegeliana della poesia come atto dello spirito. Conferma questa impostazione il riferimento alla funzione del Linguaggio dell\u2019Effettivit\u00e0 che Bion considera come la capacit\u00e0 dell\u2019analista di comunicare \u201cesteticamente<sup><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote5sym\"><sup>5<\/sup><\/a><\/sup>\u201d con il paziente, vale a dire di entrare nella sua stessa lunghezza d\u2019onda per consentirgli di affrontare insieme un percorso di strutturazione graduale della propria unit\u00e0 psicosomatica.<\/p>\n\n\n\n<p>Da queste premesse si sviluppa l\u2019analisi del tema delle trasformazioni in allucinosi<sup><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote6sym\"><sup>6<\/sup><\/a><\/sup>&nbsp;(TA), che parte da un assioma apparentemente banale (\u00ab[\u2026] non si pu\u00f2 capire davvero il senso dell\u2019allucinosi se non entro la cornice della relazione con l\u2019oggetto\u00bb) per addentrarsi in una analisi complessa della riflessione di Bion su tale trasformazione nei suoi molteplici aspetti e graduazioni teoriche, e nelle connesse manifestazioni all\u2019interno del procedere della relazione di cura analista-paziente.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019analisi, che ripercorre anch\u2019essa le dinamiche della tradizione psicoanalitica in questo campo, riconosce lucidamente la necessit\u00e0 di superarne la modalit\u00e0 consolidata di circoscrivere staticamente l\u2019universo psichico per coppie di situazioni oppositive, per riconoscerne invece, ritornando in qualche modo a quanto era a suo tempo gi\u00e0 stato costantemente proposto da Freud, il carattere essenzialmente dialettico, non di stati in s\u00e9 immutabili ma di funzioni dinamiche.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 palese il riferimento alla visione trasformativa che sottende tutto il pensiero bioniano, e che consente di procedere verso una interpretazione dinamica ancora pi\u00f9 avanzata rispetto a Bion, nell\u2019accentuare il riferimento a un continuum analogico operante sullo stesso piano di dialettica relazionale, che Bion ha attribuito alla funzione alfa rispetto alla diade nevrosi-psicosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora una volta la tradizione post-freudiana \u00e8 interpretata, non come un processo definitivo di superamento\/modificazione\/cancellazione delle aporie di volta in volta riscontrate, n\u00e9 come una tensione dialettica univocamente diretta a una sintesi superiore. Dalla visione parcellizzata delle diverse situazioni dove la scissione \u00e8 dinamica soltanto, per cos\u00ec dire, in senso orizzontale &#8211; come si avverte, ad esempio, nelle distinzioni bioniane circa le tipologie di trasformazione TMR-TP-TA; e, ancor di pi\u00f9, nella permanenza della scissione di origine freudiana fra inconscio, inconscio rimosso e rimosso &#8211; si arriva a una reinterpretazione in termini funzionali che, come giustamente osserva Civitarese, non ha tanto modificato l\u2019immagine \u201coggettiva\u201d di tali situazioni quanto ne ha sviluppato (pi\u00f9 o meno organicamente) le caratteristiche da vertici culturali e storici diversi. Per dirla in termini molto schematici e banali, passando dal vertice del positivismo scientifico a quello \u201cpostmoderno\u201d del probabilismo statistico e della continuit\u00e0 dei fenomeni in ottica quantistica.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019analisi delle trasformazioni nel pensiero di Bion ne ripercorre la dinamica nei termini, appunto, di una continuit\u00e0 funzionale che si esplicita senza iati n\u00e9 distinzioni riconoscibili da un\u2019intensit\u00e0 massima \u201cpatologica\u201d (come \u201cmeccanismo sostitutivo del diniego\u201d, alla \u201cnormalit\u00e0 fisiologica\u201d di tenuta della psiche o di reazione della psiche di fronte all\u2019insorgere dei traumi).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLe TA non sono solo appannaggio delle persone che presentano veri e propri disturbi psicologici, poich\u00e9 assicurerebbero la tenuta della psiche in questi frangenti, ma anzi conferirebbero alle nostre percezioni il necessario sfondo di familiarit\u00e0 e di prevedibilit\u00e0. Com\u2019\u00e8 ovvio, al pari di qualsiasi difesa psichica, \u00e8 questione di gradi: solo un principio di consensualit\u00e0 pu\u00f2 portare di volta in volta a farsi un\u2019idea del livello di sconfinamento nel patologico. [\u2026] In definitiva si pu\u00f2 dire che Bion individua un tipo di trasformazione psichica ubiquitaria, che rende conto di come costruiamo la realt\u00e0: dalla fisiologia alla patologia. Ci\u00f2 che varia \u00e8 il grado di deformazione implicata nella trasformazione, che dipende dalla capacit\u00e0 maggiore o minore del soggetto di dare un significato all\u2019esperienza\u00bb (pp. 78-79).<\/p>\n\n\n\n<p>La direzione che queste indicazioni propongono le qualifica come uno dei contributi pi\u00f9 significativi per un reinquadramento critico di alcuni fra i pi\u00f9 importanti elementi fondativi della tradizione psicoanalitica, nelle profondamente mutate condizioni dei suoi riferimenti storici e antropologici. Si potrebbe addirittura dire che in questo quadro il sogno stesso, o meglio ancora il racconto\/pensiero di sogno, potrebbero essere considerati una forma di TA. E c\u2019\u00e8 ancora qualcosa di ancor pi\u00f9 innovatore nell\u2019implicito ma non meno pertinente richiamo all\u2019analogia che ne deriverebbe tra la funzione del sogno (poesia\/allucinosi della mente) e la funzione alfa bioniana (trasformazione in allucinosi della \u201crealt\u00e0\u201d degli elementi beta).<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 comporta infine un inverarsi nel campo clinico dei nuovi orientamenti teorici, attraverso quella \u00abtrasformazione psichica ubiquitaria\u00bb che Bion indica come elemento essenziale dei processi di costruzione della realt\u00e0 e che si inquadra in un modello di funzionamento della psiche in cui \u00ab[\u2026] ci\u00f2 che \u00e8 rilevante e da cui non si pu\u00f2 prescindere \u00e8 la dimensione interpsichica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Possono cos\u00ec esplicitarsi le \u201ccoordinate cartesiane\u201d entro le quali Civitarese colloca il divenire del lavoro analitico, e che egli indica nelle due proposizioni: \u00abL\u2019analisi si svolge nello spazio che si trova tra l\u2019analista e il paziente\u00bb e \u00abLa realt\u00e0 che conta \u00e8 la realt\u00e0 emozionale\u00bb. L\u00ec si stabilisce il campo della comunicazione in\/conscia che intreccia l\u2019allucinosi dell\u2019analista a quella del paziente stabilendo quindi \u00ab[\u2026] la condizione ideale per intuire le realizzazioni psicoanalitiche\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSe l\u2019allucinato \u00e8 colui che ha delle esperienze sensoriali prive di un contesto di realt\u00e0 sensoriale, allo stesso modo l\u2019analista dovrebbe essere capace di intuire una realt\u00e0 psichica priva di realt\u00e0 sensoriale nota<sup><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote7sym\"><sup>7<\/sup><\/a><\/sup>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembra in sostanza una ripresentazione\/rappresentazione di un tema fondamentale della relazione paziente-analista che Bion ha ripetutamente posto nella forma decisamente ambigua del \u00absenso comune\u00bb, mutuandola esplicitamente dalla koin\u00e9 a\u00ecsthesis aristotelica<sup><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote8sym\"><sup>8<\/sup><\/a><\/sup>, ma caricandola di significazioni del tutto diverse che ne hanno fatto sinora (in specie nella infelice traduzione italiana dell\u2019espressione originaria: common sense) un\u2019oscura metafora.<\/p>\n\n\n\n<p>La pur affascinante interpretazione\/reimpostazione di Civitarese non sembra risolvere del tutto n\u00e9 il problema posto dalle significazioni possibili del \u00absenso comune\u00bb bioniano all\u2019interno del processo di allucinazione condivisa analista-paziente n\u00e9 soprattutto quello delle modalit\u00e0 necessariamente differenziate che la qualificano all\u2019interno del campo analitico. Se appare assai fondata la proposizione generale che sviluppa il tema bioniano della funzione ubiquitaria dell\u2019allucinosi all\u2019interno del percorso clinico, non sembra altrettanto chiaramente sviluppato l\u2019aspetto differenziale che pur in Bion sembra essersi in qualche modo posto e che pur Civitarese richiama: \u00ab[\u2026] per entrare in contatto con un paziente che si trova in uno stato patologico di allucinosi, bisogna darsi la libert\u00e0 di funzionare allo stesso modo. Come Bion scrive che bisogna mettere tra parentesi &#8211; si badi bene intenzionalmente<sup><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote9sym\"><sup>9<\/sup><\/a><\/sup>&nbsp;&#8211; la realt\u00e0 esterna con un\u2019intensit\u00e0 che pareggia quella del paziente che allucina veramente&nbsp;<sup><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote10sym\"><sup>10<\/sup><\/a><\/sup>&#8211; non sono l\u2019allucinazione e il delirio le risorse estreme per non considerare la realt\u00e0 materiale e per esprimere invece quella psichica?\u00bb (p. 82).<\/p>\n\n\n\n<p>In altre parole sembra esser carente l\u2019esplicitazione dei diversi \u201cmeccanismi\u201d di accesso alla relazione in allucinosi e la loro giustificazione clinica che sembra non tener gran conto sia delle cautele bioniane che del fatto che l\u2019allucinosi dell\u2019analista non pu\u00f2 non essere che un\u2019allucinosi innanzitutto consapevole della sua dimensione relazionale e necessaria-mente regolata dalla consapevolezza sia dei contesti in cui si verifica che dell\u2019obiettivo di cura in cui essa si produce. Viene in mente, per applicare anche a questa situazione una metaforizzazione \u201cestetica\u201d, il noto aforisma di Pessoa: \u00abIl poeta \u00e8 un fingitore\u00bb, soprattutto se non ci si ferma a questo affascinante truismo e si prosegue: \u00abFinge cos\u00ec completamente \/ che arriva a fingere che \u00e8 dolore \/ il dolore che davvero sente<sup><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote11sym\"><sup>11<\/sup><\/a><\/sup>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altronde non possiamo che riconoscere ancora una volta nella trattazione di Civitarese, e proprio in maggior misura nelle non molte situazioni di non totale adesione alle sue proposte interpretative, una funzione di apertura &#8211; diremmo, di \u00abesplosione controllata<sup><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote12sym\"><sup>12<\/sup><\/a><\/sup>\u00bb -che obbliga a rivedere il consolidato storico della ricerca e della clinica da nuovi vertici problematici e ad attivare nuovi processi critici e ri-costruttivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno di essi, con diretto riferimento alle osservazioni critiche espresse sopra, potrebbe essere appunto l\u2019avvio di un ripensamento ragionato sulla validit\u00e0 (ma forse ancor prima sul \/sui significati attribuibili) a una delle indicazioni criptiche bioniane, tra le pi\u00f9 citate e troppo spesso citate a sproposito, nel senso di un mantra capace di garantire di per s\u00e9 la fedelt\u00e0 ai modelli consolidati. L\u2019invito a operare senza memoria n\u00e9 desiderio<sup><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote13sym\"><sup>13<\/sup><\/a><\/sup>&nbsp;interferisce infatti e non poco nella costruzione di un processo critico sulle TA, proprio perch\u00e9, pur nell\u2019ambiguit\u00e0 polisemica dell\u2019espressione, sembra certo che si tratti comunque di un riferimento a processi in allucinosi, non dominati dalla consapevolezza dell\u2019Io.<\/p>\n\n\n\n<p>E, comunque, i tentativi di interpretazione mirati ad attenuarne l\u2019apparente irrealizzabilit\u00e0 sul piano di una approssimazione generica a una condizione limite si sono urtati nella constatazione che non di quello si tratta bens\u00ec di una ben pi\u00f9 complessa dimensione della relazione analitica. In questo senso non offre indicazioni risolutive neppure l\u2019acuta riflessione di Luciana Nissim Momigliano che ancora alla fine della sua vita di pioniera della psicoanalisi in Italia continua a domandarsi come interpretare l\u2019invito bioniano.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPer quanto sia necessario quindi star molto all\u2019erta a questo proposito, mi sembra tuttavia che la maggior difficolt\u00e0 in questo campo non risieda tanto nel riuscire a padroneggiare attivamente i propri desideri, quanto nel riuscire a respingere i ricordi. Forse vale la pena allora di riportare una breve frase di Bion che, dopo aver ripetuto che \u00abl\u2019analista che si accosta alle sedute con una memoria attiva\u00bb non \u00e8 in grado di compiere \u00abosservazioni di fenomeni mentali ignoti perch\u00e9 questi non possono essere appresi sensualmente\u00bb, poi aggiunge: \u00abEsiste qualcosa, che spesso \u00e8 stato chiamato ricordare(remembering), che \u00e8 essenziale al lavoro psicoanalitico e che deve essere nettamente distinto da ci\u00f2 che ho chiamato memoria\u00bb &#8211; che \u00e8 la differenza tra il ricordo e l\u2019esperienza di ricordare.<\/p>\n\n\n\n<p>[\u2026] restiamo con l\u2019impressione che non \u00e8 possibile raggiungere lo stato della mente che Bion propugna, attraverso la pratica della disciplina che lui suggerisce, in parte perch\u00e9 ci\u00f2 pu\u00f2 essere qualcosa di congeniale alla sua personalit\u00e0 e non alla nostra, in parte perch\u00e9 la sospensione di queste funzioni non \u00e8 realizzabile attraverso un atto di volont\u00e0 (che anzi pu\u00f2 sembrare, in quanto tale; un ingombro anche maggiore per la mente dell\u2019analista)<sup><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote14sym\"><sup>14<\/sup><\/a><\/sup>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro caposaldo della ricerca di Civitarese \u00e8 il tema dell\u2019in\/conscio come funzione psicoanalitica della personalit\u00e0, vale a dire &#8211; come d\u2019altronde lascia intuire il modo stesso con cui il termine \u00e8 ri-scritto &#8211; una revisione radicale della concezione freudiana che, passando ancora una volta per una articolata e documentata valutazione della tradizione critica che ne \u00e8 derivata, giunge a esaminarne il \u201cpunto di arrivo\u201d bioniano e a impostarne una innovativa revisione dinamica.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 cosa nuova per gli psicoanalisti \u201cbioniani\u201d l\u2019opposizione che si stabilisce fra l\u2019idea di inconscio freudiana come luogo\/deposito psichico degli scarti originari o rimossi, ivi costretti dalla pressione superegoica, e quella bioniana che trasforma il deposito\/prigione in una situazione psichica permeabile alla biunivoca azione della funzione alfa.<\/p>\n\n\n\n<p>Va per\u00f2 tenuto presente come correttamente suggerisce Civitarese che proprio a Freud si deve l\u2019introduzione di quel concetto di Nachtr\u00e4glichkeit che rappresenta in qualche modo il grimaldello ideale che consentir\u00e0 alla psicoanalisi francese di Lacan<sup><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote15sym\"><sup>15<\/sup><\/a><\/sup>&nbsp;e soprattutto di Derrida<sup><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote16sym\"><sup>16<\/sup><\/a><\/sup>&nbsp;di penetrare nell\u2019inconscio e di estrarne ricorsivamente i frammenti nel presente psichico, dove soltanto pu\u00f2 avvenire ricostruzione del cancellato e del rimosso tramite appunto la funzione Nachtr\u00e4glichkeit. Come di molti altri termini fondamentali della teoresi psicoanalitica la traduzione di questo termine \u00e8 una procedura particolarmente rischiosa, in particolar modo, come in questo caso, se il quadro concettuale che intende esprimere \u00e8 estremamente complesso e contro intuitivo. Il rischio vero non \u00e8 quello di \u201cdire pi\u00f9 o meno la stessa cosa\u201d che \u00e8 il rischio generale di ogni traduzione, ma quello di dire proprio e soltanto quello che soggettivamente si pensa che quella cosa possa dire all\u2019interno del nostro sistema. Per quello che vale in questo contesto la si potrebbe definire\/tradurre come il processo di ri-costruzione delle attivit\u00e0 psichiche non giunte a coscienza o a suo tempo rimosse\/rifiutate, che produce una risignificazione del passato nel presente (che sostanzialmente si identifica con il sogno e il pensiero-di-sogno che lo esprime).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 attraverso lo sviluppo di questa operazione di \u00abtrascendimento della cesura\u00bb conscio\/inconscio che Civitarese illumina la rivoluzione bioniana nel suo trasformare le scissioni statiche in scissioni dinamiche che portano a considerare l\u2019inconscio (meglio e pi\u00f9 propriamente scritto nella forma di in\/conscio) come \u00abfunzione psicoanalitica della personalit\u00e0\u00bb (pp. 106 sgg.).<\/p>\n\n\n\n<p>Si riconosce cos\u00ec, ancora una volta &#8211; nella variazione dei vertici epistemologici attraverso i quali vengono interpretate le strutture fondanti della teoresi e clinica analitiche &#8211; una sorta di parallelismo unificante. Lo scarto\/opposizione, che ha qualificato le \u201ccoppie analitiche\u201d in una antitesi costitutiva e immodificabile, si trasforma, anche per quella fondamentale conscio-inconscio, in un flusso dinamico di variazioni continue e, ancor pi\u00f9, continuamente reversibili. In esse la freccia del tempo si dissolve rispetto alle precedenti \u201cimmagini psichiche\u201d, movendo da un indistinto alternarsi della misura e della direzionalit\u00e0 del tempo soggettivo (da Bergson a Nietzsche) rispetto alla irreversibilit\u00e0 di passato, presente e futuro del modello newtoniano e del senso comune, per arrivare alla sintesi binoculare dell\u2019esistenza e contemporanea dissoluzione del tempo newtoniano nell\u2019irrevocabile presente della psiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Il flusso conscio\uf0abinconscio pu\u00f2 cos\u00ec essere interpretato come una funzione continua dell\u2019esperienza (funzione alfa) oscillante in un movimento multi direzionale: \u00abA differenza di Freud, Bion [\u2026] postula una continuit\u00e0 essenziale tra esperienza cosciente e inconscia. Egli le vede come due dimensioni dello psichico separate da una barriera di contatto, una pellicola semipermeabile che consentirebbe un interscambio osmotico. [Inconscio e Conscio] non sarebbero pi\u00f9 separati dalla doppia cesura inconscio-preconscio e preconscio-conscio, ma solo da una cesura cio\u00e8 da una linea di confine intesa come un\u2019area di articolazione funzionale e non come limite impenetrabile\u00bb (p. 114).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019apparente aporia di una \u00abbarriera di contatto\u00bb come limite regolatore del flusso dell\u2019in\/conscio appare a Civitarese facilmente superabile se essa viene interpretata come una metafora \u201ccosalizzata\u201d della funzione alfa nello svolgimento dei processi che portano dagli elementi beta al concetto: \u00abCome si sviluppa l\u2019inconscio? Come possiamo spiegare il paradosso di una funzione alfa (un sognare) che dovrebbe istituire quell\u2019inconscio (dopotutto, la barriera di contatto potrebbe esserne un sinonimo) dalla cui attivit\u00e0 deriva essa stessa?\u00bb (p. 116)<\/p>\n\n\n\n<p>In ultima analisi, tuttavia, il metodo di indagine di Civitarese mostra la sua fecondit\u00e0, nel collegare il tema dell\u2019In\/conscio come continuit\u00e0 del divenire psichico con la relazione che sussiste fra l\u2019inconscio non rimosso e il linguaggio. Ancora una volta il processo, come un percorso reticolare, consente di trascurare pro-tempore elementi non perfettamente coerenti per sviluppare altri percorsi, diversi ma comunque connessi, ricostituendo cos\u00ec la coesione complessiva della rete.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl riconoscere che Bion non solo avvalora l\u2019identificazione totale che gi\u00e0 Freud postula tra il linguaggio, la coscienza e (in negativo) l\u2019inconscio ma illumina anche la relazione che sussiste tra il linguaggio e l\u2019inconscio non rimosso; sia di quello del bambino che non ha ancora avuto accesso al linguaggio e che non \u00e8 ancora un soggetto, sia poi anche di quello dell\u2019adulto [\u2026] In altre parole, nessun tipo di inconscio, cognitivo, emotivo, dinamico \u00e8 del tutto isolato dalle determinazioni simboliche, dal linguaggio, dalla cultura e dalle norme sociali; insomma, dall\u2019ombra del rimosso\u00bb (p.120) apre un nuovo e ancora relativamente poco esplorato orizzonte che non riguarda soltanto lo statuto psichico dell\u2019In\/conscio ma lo statuto stesso della psicoanalisi. Il ruolo e la funzione del linguaggio e la sua ancor non definitivamente consolidata identificazione come strumento, o modalit\u00e0, o essenza stessa del divenire psichico, sono questioni che interpellano oggi direttamente i fondamenti sia della teoresi che della clinica psicoanalitica e che implicano nel loro stesso porsi la necessit\u00e0 di un radicale ripensamento anche in termini di rivisitazione critica sia della nostra disciplina che dei (finora rari e sporadici) collegamenti con le altre scienze umane.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote1anc\">1<\/a>&nbsp;Odgen T.H. (2009), Riscoprire la psicoanalisi. Pensare e sognare, imparare e dimenticare, CIS, Milano.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogden T.H. (2012), Il leggere creativo. Saggi su fondamentali lavori analitici, CIS, Milano.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote2anc\">2<\/a>&nbsp;Ferro A. (1999), Psicoanalisi come letteratura e terapia, Cortina, Milano.<\/p>\n\n\n\n<p>Ferro A. (2009), Trasformazioni in sogno e personaggi nel campo psicoanalitico, Rivista di Psicoanalisi,55: pp. 395-420.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote3anc\">3<\/a>&nbsp;Bion W.R. (1961), Esperienze nei gruppi, Armando, Roma, 1971; p. 109-110.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote4anc\">4<\/a>&nbsp;\u00c8 d\u2019obbligo richiamare a questo proposito il contributo fondamentale di F. Corrao alla definizione del concetto di campo gruppale e alla psicoanalisi di gruppo in generale (in Orme, Vol. II., Milano Cortina, 1998).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote5anc\">5<\/a>&nbsp;L\u2019avverbio va inteso propriamente in relazione al suo significato etimologico specifico (aisth\u00e0nomai: sento, percepisco con i sensi)<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote6anc\">6<\/a>&nbsp;Bion W.R. (1965), Trasformazioni, Armando, Roma, 1973.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote7anc\">7<\/a>&nbsp;Bion W.R. (1967), Analisi degli schizofrenici e metodo psicoanalitico, Armando Roma, 1970; p. 248.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote8anc\">8<\/a>&nbsp;Aristotele, De Anima, III, I, 425 a10.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote9anc\">9<\/a>&nbsp;Corsivo dell\u2019autore.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote10anc\">10<\/a>&nbsp;Corsivi del recensore.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote11anc\">11<\/a>&nbsp;Pessoa F., Autopsicografia. 1 aprile 1931, in, Una sola moltitudine, vol.1, Trad. It., Adelphi, Milano, 1987.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote12anc\">12<\/a>&nbsp;Si rimanda nello specifico alle illustrazioni presentate alla p. 70 e pi\u00f9 in generale all\u2019insieme delle illustrazioni e dei disegni contenuti nel volume, nonch\u00e9 alle note esplicative che li accompagnano, apparato che evidenzia anche in questo la solidit\u00e0 dei riferimenti alla tradizione dell\u2019esegesi meta-analitica dei linguaggi figurativi, e al tempo stesso la fecondit\u00e0 innovatrice dell\u2019approccio da vertici contestuali diversi.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote13anc\">13<\/a>&nbsp;Bion W.R. (1970), Attenzione e interpretazione, Armando, Roma, 1973.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote14anc\">14<\/a>&nbsp;Nissim Momigliano L. (1994), La memoria e il desiderio, in Neri C, Correale A, Fadda P. (a cura di), Letture bioniane, Borla, Roma, 1994; pp. 256-278.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote15anc\">15<\/a>&nbsp;Lacan J. (1966), Scritti, Einaudi, Torino, 2002.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cpdp.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=253:i-sensi-e-l-inconscio-recensione-di-susy-galimberti-koinos-1-2015&amp;catid=114:articoli-archiviati&amp;Itemid=566#sdfootnote16anc\">16<\/a>&nbsp;Derrida J. (1992), Essere giusti con Freud. La storia della follia nell\u2019et\u00e0 della psicoanalisi, Cortina, Milano, 1994.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuseppe Civitarese (2014), I sensi e l\u2019inconscio, Borla, Roma, pp. 224. 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