{"id":2188,"date":"2020-07-08T22:15:35","date_gmt":"2020-07-08T20:15:35","guid":{"rendered":"https:\/\/cpdp.it\/?p=2188"},"modified":"2020-09-10T13:12:20","modified_gmt":"2020-09-10T11:12:20","slug":"intervista-a-maurizio-collova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/2020\/07\/08\/intervista-a-maurizio-collova\/","title":{"rendered":"Intervista a Maurizio Collov\u00e0 dal blog &#8220;Siendo Psicoanalistas&#8221; (APdeBA)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-color has-accent-color\"><em><a href=\"http:\/\/siendopsicoanalistas.blogspot.com\">LINK DEL BLOG &#8220;SIENDO PSICOANALISTAS&#8221;<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Intervista a Maurizio Collov\u00e0 GRUPPO BUENOS AIRES COORDINATRICE Dr.ssa CLARA NEMAS Gruppo: Abbiamo trovato molto interessante l\u2019esposizione sull\u2019importanza del rapporto tra verit\u00e0, dolore mentale e capacit\u00e0 di contenerlo. Sembrerebbe la questione pi\u00f9 importante nei primi momenti dell\u2019analisi per poi potersi occupare di altri contenuti. E\u2019 cos\u00ec? In oltre lei suggerisce di mettersi in contatto con le emozioni del campo invece che cercare supporto troppo attivamente nelle proprie teorie. Pu\u00f2 darci degli esempi? <\/p>\n\n\n\n<p>Maurizio Collov\u00e1: E\u2019 cos\u00ec solo in parte in quanto credo che la rilevazione da parte dell\u2019analista del rapporto che esiste tra verit\u00e0, dolore psichico e capacit\u00e0 di contenimento di questo, non possa mai essere abbandonata nel corso di tutta l\u2019analisi. Penso questo aspetto come una bussola che costantemente ci da indicazioni sulla sostenibilit\u00e0 della cura. E\u2019 estremamente importante che la frustrazione, che \u00e8 un fattore di crescita mentale, non si trasformi in persecuzione, ma sar\u00e0 il paziente ad informarci di questo aspetto della cura. Le sue risposte ai nostri interventi, se ascoltati anche in questa ottica, ci danno un continuo riscontro sulle qualit\u00e0 e quantit\u00e0 emotive che abbiamo sollecitato e sullo spazio disponibile ad essere accolte o rifiutate. Una bella citazione di Bion dai Seminari S. Paolo, spiega molto bene questo concetto. Bion risponde ad un analista in supervisione: \u201cNon \u00e8 semplicemente questione di quello che lei capisce come analista, ma si tratta di sapere se questa paziente \u00e8 in grado di capire un\u2019interpretazione che lei potrebbe darle. Per fare un esempio non ci si pu\u00f2 lanciare in una grande spiegazione della biologia del tubo digerente con un lattante. La spiegazione pu\u00f2 essere corretta, ma \u00e8 una assurda perdita di tempo. \u2026 (Bion; Seminari clinici, 1987). E\u2019 altrettanto ovvio che da questo rapporto avremo anche indicazioni sul miglioramento complessivo della capacit\u00e0 di gestire le frustrazioni in quanto legata al rapporto contenitore\/contenuto ovvero allo \u201csviluppo di contenitore\u201d. Ad esempio se raffrontiamo il modo di reagire di un paziente ad una interpretazione\/comunicazione\/intervento dell\u2019analista che riguardi la separazione per le vacanze estive, mettiamo oggi e dopo due anni, sar\u00e0 possibile comprendere le variazioni in termini di tolleranza invariata, o migliorata e perch\u00e9 no anche del godimento del potersi liberare per un certo tempo delle fatiche e dei costi di un\u2019analisi. Non si comprende infatti perch\u00e9 il paziente non possa anche provare godimento per una sospensione analitica. Quanto alla seconda parte della domanda, partirei dalla affermazione che sia analista che paziente subiscono, ovviamente in modo diverso, le turbolenze emotive del campo analitico. Un richiamo troppo forte alle proprie teorie in seduta pu\u00f2 dipendere da una condizione di difficolt\u00e0 dell\u2019analista rispetto alla sua capacit\u00e0 di accogliere e fare posto alle emozioni producendo una sorta di cecit\u00e0 emotiva a genesi teorica. Io credo che l\u2019analista debba cercare di entrare in seduta con bagaglio leggero, con mente il pi\u00f9 possibile sgombra e permeabile alle identificazioni proiettive del paziente. Naturalmente ci\u00f2 implica una certa consapevolezza del proprio stato mentale e una continua manutenzione del proprio strumento recettivo. Farei un paragone con la membrana di un fonendoscopio, \u00e8 importante per il cardiologo che verifichi lo stato di elasticit\u00e0 della membrana per potere riconoscere i rumori sospetti. Voi nella domanda avete fatto cenno alla mia affermazione che il lavoro dell\u2019analista abbia anche una componente \u201cartigianale\u201d. In questo senso mi riferisco a quella parte del lavoro che nasce in seduta come componente fresca. Questa componente deriva da uno stato sognante dell\u2019analista e da una concezione, per dirla con Meltzer, Ferro, della seduta come \u201csogno continuo\u201d, capace di produrre delle reverie che siano funzionali alla ricerca del senso, di generare significato, per il paziente e per la coppia a lavoro, di promuovere ulteriori sviluppi narrativi. Possiamo riprendere l\u2019esempio della \u201cimpiegata allo sportello\u201d, del lavoro a cui fate riferimento, come quella reverie che consente all\u2019analista di trovarsi all\u2019unisono con la paziente, ampliando il contenitore. G: Ritiene che sia possibile lavorare in questo modo anche con pazienti con meno capacit\u00e0 di simbolizzare? M.C.: Non sempre \u00e8 possibile, a volte \u00e8 necessario prestare una parte dell\u2019apparato mentale al paziente che non \u00e8 ancora in grado di simbolizzare e offrirgli la propria simbolizzazione in modo continuo, aiutandolo a costruire la sua. In poche parole, secondo un certo modello teorico, ci\u00f2 che viene a mancare \u00e8 una sufficiente funzione alfa che non produce pittogrammi, primi elementi per la costruzione del sogno inteso in senso bioniano e i conseguenti Derivati Narrativi. L\u2019analista deve riuscire a sognare il sogno del paziente. Facendo questo, col tempo riuscir\u00e0 a passargli anche la funzione necessaria a fare questo. <\/p>\n\n\n\n<p>G: Come analisti appena laureati, ci preoccupa come preparare le nostre menti per aiutare il paziente ad espandere il proprio contenitore. <\/p>\n\n\n\n<p>M.C.: Ritengo che l\u2019analista e l\u2019analisi siano l\u2019unica possibilit\u00e0. La conoscenza \u00e8 un fatto dialogico, sono necessarie due menti per aumentare la nostra conoscenza. Questo fatto \u00e8 insito nel modello madre &#8211; bambino, che si basa sulla relazione con una mente altra che permette di gettare le basi per la costruzione di un nuovo apparato per pensare. Naturalmente questo aspetto dialogico deve essere mantenuto costante durante tutta l\u2019analisi, mi riferisco brevemente alla domanda precedente relativa ai pazienti gravi, cosa significa costruire un apparato per pensare? Significa potere avere la possibilit\u00e0 di entrare in contatto con una modalit\u00e0 di fare esperienza che Ogden chiama posizione contiguo autistica. In essa gli elementi di sensorialit\u00e0 sono molto importanti per iniziare a costruire un pavimento psichico, successivamente si pu\u00f2 partecipare alla ricerca della voce del paziente. Per me \u00e8 importante anche ascoltare e condividere il livello primitivo e sensoriale della loro comunicazione. G: Potrebbe fare un esempio? <\/p>\n\n\n\n<p>M.C.: Ci sono pazienti discretamente organizzati nella vita ma quando sono sul lettino appaiono cose strane, ad esempio in relazione alla sensorialit\u00e0. Tamburellano con le dita sul ventre, si toccano i capelli ossessivamente, giocano con una punta del cuscino fino a consumarlo, si girano su un fianco rannicchiandosi in una posizione apparentemente molto  3 regressiva, potrei proseguire con molti esempi.. Sono tutti elementi che attribuisco all\u2019esigenza di verificare i limiti cutanei, la pelle del loro mondo interiore, le loro risonanze interne, una sorta di contemporaneo dialogo attraverso i sensi. In quel momento questi pazienti parlano senza usare la parola, usano il linguaggio del corpo, riaccedono a elementi preverbali. Penso che dobbiamo essere in grado di ascoltare anche questa lingua per entrare in contatto con elementi di prima formazione della mente e funzionamenti che non smettiamo mai di utilizzare come modi di fare esperienza del mondo, assieme ad altre modalit\u00e0 quali la posizione schizoparanoide e la posizione depressiva. Al momento Ogden mi sembra l\u2019autore che pi\u00f9 ha chiarito il rapporto che lega questi funzionamenti. <\/p>\n\n\n\n<p>G: Quanto dici \u00e8 molto interessante perch\u00e9 pone molte domande rispetto al tema attuale delle analisi via Skype, motivo di discussione all\u2019interno dell\u2019IPA. Il fatto che paziente e analista non si incontrino fisicamente sottrae alla relazione elementi di corporalit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>M.C.: \u00c8 una discussione che ho con i miei colleghi del nostro gruppo pavese. Comprendo la possibilit\u00e0 di fare delle supervisioni via Skype e su questo siamo d\u2019accordo. Ma non sono molto propenso all\u2019analisi via Skype perch\u00e9, come affermi tu, ci sono elementi che mi mancano, come quelli che ho appena descritto, o altri come gli odori, o i borborigmi che non risparmiano neppure l\u2019analista, invece loro sostengono che si scoprono altri elementi che io, sinceramente, ancora non riesco ad intuire. Parlano, ad esempio, della respirazione che si modifica&#8230; io ho bisogno di vedere anche gli altri elementi vissuti, pi\u00f9 immediati. Ho bisogno di sentire la presenza sensoriale di entrambi e se possibile del campo in cui siamo immersi senza troppi filtri. <\/p>\n\n\n\n<p>G: Quali sono le qualit\u00e0 che ritiene pi\u00f9 importanti per diventare, essere e rimanere psicoanalista? <\/p>\n\n\n\n<p>M.C.: Mi sento di potere dare un consiglio che reputo fondamentale: avere una grande attenzione a non lasciarsi colonizzare troppo presto da appartenenze teoriche, la qual cosa bloccherebbe il processo di conoscenza che deve rimanere aperto ad un ascolto multiplo, in attesa di percepire una sintonia con un modello che si senta come un buon vestito da indossare e comunque sempre con una prospettiva transitoria e mai come una fede definitiva. Sulla prima questione del DIVENTARE vorrei fare una piccola premessa. Non \u00e8 qualcosa di collegato esclusivamente alle qualit\u00e0 del candidato ma anche all\u2019ascolto dell\u2019esaminatore e al suo essere persona libera e indipendente. La questione riguarda dunque anche i criteri di selezione, che dovrebbero avere una certa omogeneit\u00e0. Non sempre \u00e8 cos\u00ec. Provo dunque a mettermi nei panni dell\u2019esaminatore, anche se tengo a dire che sono un membro ordinario della SPI, ma non appartengo a commissioni per la selezione dei candidati, e verificare, nel potenziale candidato, l\u2019esistenza di alcune caratteristiche che adesso cercher\u00f2 di enumerare: DIVENTARE a) L\u2019esistenza di una buona permeabilit\u00e0 emotiva. Quindi avere un\u2019attitudine conversazionale con le proprie emozioni. Un\u2019assenza di difese eccessivamente strutturate che richiederebbero una verifica analitica pi\u00f9 lunga e consistente prima di potere ambire alla prospettiva psicoanalitica. b) La disponibilit\u00e0 ad accogliere ed entrare in contatto con le proprie aree di sofferenza psichica prima ancora che con quelle degli altri. Solo in un secondo tempo potr\u00e0 essere verificata e sviluppata la capacit\u00e0 di tollerare le identificazioni proiettive del paziente. c) La capacit\u00e0 di attendere che un senso lentamente si costruisca. In poche parole se esiste gi\u00e0 un abbozzo di Capacit\u00e0 Negativa, sapere attraversare il dubbio senza esserne perseguitati. d) Un certo grado di tolleranza alle frustrazioni che sicuramente poi l\u2019analisi personale deve poter migliorare e sviluppare ancora. e) Altrettanto importante \u00e8 ascoltare e comprendere con quali racconti il candidato \u00e8 riuscito ad organizzare il filo narrativo della propria vita e come ha affrontato gli elementi traumatici della propria esistenza. f) Tutti questi aspetti possono essere costruiti e migliorati oltre che con l\u2019analisi, attraverso la frequentazione di altri interessi non specificatamente psicoanalitici come le letture di narrativa, l\u2019ascolto della musica, un certo interesse per la pittura, la cinematografia e ogni altro interesse che si costituisca come campo sensoriale e metaforico da cui trarre elementi per dare nuovo senso all\u2019incomprensibile e sviluppare la propria funzione alfa. Ascoltare quanto questi aspetti siano presenti nella vita di chi si candida a diventare analista, pu\u00f2 essere un criterio importante. ESSERE Su questo aspetto la mia \u00e9 una posizione molto radicale. Se si parla di psicoanalisi, l\u2019analista esiste solo quando c\u2019\u00e8 un setting e un paziente o un gruppo di pazienti che chiede di fare una psicoanalisi con lui. Fuori da questa condizione non c\u2019\u00e8 psicoanalisi e non c\u2019\u00e8 psicoanalista. Si potr\u00e0 parlare di psicoanalisi, fare esercitazioni relative alla psicoanalisi, ma tutto questo non sar\u00e0 mai psicoanalisi. Tuttavia Essere \u00e8 anche Continuare ad Essere, dunque la mia risposta include alcuni elementi che penso debbano rimanere costanti. CONTINUARE a ESSERE A proposito di continuare ad essere\/fare lo psicoanalista, credo che voi con la dottoressa Nemas stiate gi\u00e0 facendo in questa direzione una cosa essenziale: non isolarsi, avere un gruppo di riferimento e continuare a tessere la tela tra clinica e teoria in una condizione di condivisione. Questa ricerca credo non debba mai terminare. La ragione di ci\u00f2 sta in un mio convincimento: LA MENTE DELL\u2019ANALISTA NON PUO\u2019 ESSERE CONSIDERATA UNA INVARIANTE DEL CAMPO. Essa \u00e8 soggetta a variazioni e instabilit\u00e0 di vario grado, per questa ragione non possiamo smettere di occuparcene, da soli e in gruppo. A questo proposito il concetto di FRONTIERA EMOTIVA di Ogden pu\u00f2 esserci molto utile. La prosecuzione di questo lavoro deve mostrare di avere introiettato profondamente la conoscenza dei propri limiti. Questo a garanzia propria e soprattutto dei propri pazienti, in particolare di quelli che ancora potranno chiedere di fare un\u2019analisi con noi. Uno dei maggiori rischi \u00e8 quello di costruire una difesa narcisistica che pu\u00f2 uccidere quella parte curiosa, quella parte che in buona sostanza deve rimanere allieva. Un esperto psicoanalista, in occasione di un seminario di un collega americano che avrebbe anche incluso una supervisione di gruppo, al mio invito a presenziare cos\u00ec mi rispose: \u201cIo le supervisioni le faccio ci mancherebbe che le facciano a me\u201d. Quella risposta fu per me una buona indicazione per aggiustare negativamente i miei criteri di valutazione della vivacit\u00e0 mentale di quel collega. Non credo che l\u2019essere diventato psicoanalista accrediti una volta per tutte le capacit\u00e0 e qualit\u00e0 che si richiedono per farsi carico e curare la sofferenza psichica. Dopo la formazione ufficiale, dovrebbero verificarsi alcune condizioni: 1) che non ci siano eventi traumatici nella vita dello psicoanalista che non siano stati in qualche modo elaborati, come un lutto, una grave malattia, un crollo della propria possibilit\u00e0 di mantenere economicamente se stessi e la propria famiglia. Tutti questi sono fatti certamente elaborabili, ma pu\u00f2 accadere che una loro confluenza o particolari condizioni li rendano di difficile superamento a danno di una buona gestione della sofferenza dei propri pazienti. In queste situazioni l\u2019analista deve poter trovare anche il coraggio di fermarsi per il tempo necessario o riprendere un\u2019analisi che chiamerei di garanzia, oltre che di salute. 2) Mantenere un contatto attivo col gruppo dei colleghi tenendo alto l\u2019interesse scientifico ed evitando isolamenti onnipotenti a mio parere molto rischiosi. 3) Avere una vita affettiva e sessuale soddisfacente che metta a riparo da quelle derive della cura che vanno a costituire poi vere patologie del campo talvolta non recuperabili. Alludo ai passaggi all\u2019atto dell\u2019analista che spesso accadono perch\u00e9 questi si trova in particolari momenti di esposizioni a fattori di forte frustrazione della propria vita, o allo scoprirsi di nuclei non analizzati che finiscono per entrare inconsapevolmente nella relazione analitica col paziente. In questi casi il gruppo pu\u00f2 diventare un forte argine a tali non augurabili evenienze. Gabbard nel suo libro \u201cViolazioni del setting\u201d parla di un piano inclinato che se supera una certa pendenza causa quegli scivolamenti dai quali \u00e8 molto difficile rientrare. Ci sono tante piccole avvisaglie che bisogna riuscire ad analizzare, come prolungamenti del tempo delle sedute non giustificabili, riduzione eccessive del proprio onorario, recuperi di sedute spostando altri pazienti e cos\u00ec via. <\/p>\n\n\n\n<p>G: Lei \u00e8 d\u2019accordo sul fatto che lo studio della vita istituzionale e delle sue dinamiche potrebbe essere il quarto pilastro di cui lo psicoanalista dovrebbe occuparsi?<\/p>\n\n\n\n<p> M.C.: Completamente d\u2019accordo, \u00e8 necessario lavorare anche in gruppi che si occupino delle dinamiche istituzionali. Certamente non credo che l\u2019Istituzione Psicoanalitica, per il fatto stesso di essere formata da psicoanalisti, debba essere esente dalle dinamiche negative che troviamo in ogni Istituzione. Anzi ritengo che il processo di de idealizzazione nei confronti di tale istituzione, debba far parte di una delle conquiste dei giovani psicoanalisti, senza per questo dover cadere nell\u2019opposto. Tuttavia ritengo che l\u2019Istituzione Psicoanalitica sia in grado di fare un passo in pi\u00f9. Partendo da una maggiore consapevolezza di questi fatti, che certamente esiste, \u00e8 possibile allenare e formare gli psicoanalisti, attraverso una diretta ed esplicita esperienza in gruppi che si occupano specificamente di sperimentare queste dinamiche, al loro riconoscimento e alla loro gestione, mitigando un certo clima paranoideo e liberando una maggiore disposizione ai cambiamenti rispetto a posizioni delle volte troppo ingessate.   <\/p>\n\n\n\n<p> G: Secondo lei, influiscono nella formazione psicoanalitica i cambiamenti socio-politici e culturali? Trova qualche differenza tra la formazione da Lei ricevuta e quella che ricevono i candidati nell\u00b4attualit\u00e0? <\/p>\n\n\n\n<p>M.C.: La risposta \u00e8 certamente si. Influiscono nella formazione ma anche nel fare e continuare ad essere psicoanalisti. Le trasformazioni sociali e culturali globali e pi\u00f9 locali che viviamo e stiamo attraversando hanno a che fare con due tendenze per un certo verso opposte. Da una parte uno sviluppo tecnologico che procede ad una velocit\u00e0 impressionante e che accredita la rapidit\u00e0 come un valore sociale centrale nella risoluzione di qualsivoglia problema, veloce \u00e8 bello. Dall\u2019altra la caduta delle ideologie intese in senso filosofico come studio positivo delle idee, ha ucciso una energia tesa alla continua riflessione sul senso della nostra vita, tematica che sempre meno viene affrontata, piuttosto si utilizzano meccanismi di difesa come la negazione, l\u2019evitamento e la sostituzione con oggetti concreti da possedere a cui si affida una falsa ed effimera idea di personale realizzazione, di successo e autostima. Questi cambiamenti hanno incluso il rapporto con la sofferenza sia fisica che psichica all\u2019insegna dell\u2019evitamento del dolore o alla sua risoluzione in tempi rapidi. Se sul piano fisico questo \u00e8 sicuramente un successo del progresso, sul piano della sofferenza psichica ha creato la necessit\u00e0 di trovare cure che promettono risultati immediati e, di conseguenza, la riduzione della nostra capacit\u00e0 di tollerare frustrazioni che consentirebbe una crescita mentale e una maggiore intensit\u00e0 affettiva ed emotiva della nostra esistenza. La psicoanalisi com\u2019\u00e8 di tutta evidenza non propone di certo modelli di evitamento ne tanto meno di negazione della sofferenza. Tuttavia oggi il tempo richiesto per la formazione analitica \u00e8 mal tollerato. Sembra essere vissuto come un tempo incompatibile con le richieste del quotidiano. Ne \u00e8 prova il proliferare di scuole di psicoterapia che spesso non chiedono l\u2019obbligo di un\u2019analisi o che reputano sufficiente una seduta settimanale sulla quale non esercitano nessun tipo di controllo. Come \u00e8 del tutto ovvio tutto ci\u00f2 ha ricadute sulla formazione proposta dagli Istituti di Trainig che stanno studiando applicazioni pi\u00f9 ampie della psicoanalisi che prevedano anche setting diversi dallo standard, sviluppo che trovo comunque importante. La televisione che ho guardato io non \u00e8 quella che hanno guardato i nostri candidati. In essa esisteva una forte componente narrativa che includeva un tempo di ascolto concesso al narratore. Io sono cresciuto ascoltando i grandi teleromanzi, come I Promessi sposi, I Miserabili che avevano forti rimandi ad elementi mitici, come la colpa, il perdono. La televisione degli anni 80 e 90 ha trasformato il racconto in azione, i miti in micromiti evanescenti, producendo a mio parere nei giovani una forte lesione dell\u2019apparato per pensare che talvolta si esprime con le grandi e apparentemente inspiegabili esplosioni psichiche che hanno alla base futili motivi. In Italia l\u2019era berlusconiana ha fatto il resto del danno addomesticando la mente della massa al ribasso, al degrado, con trasmissioni televisive dove il valore era indovinare quante palline conteneva un barattolo di vetro, o con giochi dove indovinare aveva per premio lo scoprirsi del seno di una donna. Tutto questo \u00e8 paragonabile ad un intervento di anestesia della mente che ha come conseguenza la perdita della propria capacit\u00e0 di critica e di attenzione del piano politico.<\/p>\n\n\n\n<p> G: Relativamente alla precedente domanda: Come valuta i cambiamenti che ci sono stati nelle condizioni lavorative degli psicoanalisti e il minor afflusso dei pazienti agli ambulatori? <\/p>\n\n\n\n<p> M.C.: Gran parte della risposta sta nelle cose che ho detto prima, alcune delle motivazioni. Minor afflusso e cambio delle condizioni lavorative sono in qualche modo connesse tra loro. Quando ho iniziato a lavorare come psicoanalista i pazienti avevano una cognizione del tempo molto diversa da quella che vige oggi. Allora l\u2019ostacolo nell\u2019accettare l\u2019indicazione all\u2019analisi poteva essere per una parte quello economico, oggi \u00e9 diventato anche quello del trovare il tempo. Delle volte la risposta \u00e9 \u201cma io non ho il tempo per fare tutte queste sedute!\u201d e badate talvolta sono solo due alla settimana. Altro fattore determinante e devastante \u00e9 il proliferare di scuole di psicoterapia di vario genere, ma con forte prevalenza di modelli cognitivo comportamentali che promettono guarigioni rapide a prezzi scontati. Questa promessa si inserisce bene nelle trasformazioni sociali di cui abbiamo parlato e viene vista come valida scorciatoia pi\u00f9 al passo coi tempi. Purtroppo sono terapie che si basano pi\u00f9 su addestramenti, ammaestramenti che non hanno capacit\u00e0 trasformative del profondo come ha la psicoanalisi che pu\u00f2 contare su un patrimonio teorico impareggiabile. Certamente noi abbiamo alcuni torti, ripeto, come quello di essere rimasti per troppo tempo su una torre d\u2019avorio smettendo di intercettare i cambiamenti sociali che oggi ci obbligano a esplorare come la psicoanalisi o meglio il suo enorme patrimonio teorico, possa andare verso i luoghi dove c\u2019\u00e9 bisogno di cura e non solo attendere i pazienti nei nostri studi. Un\u2019altra difficolt\u00e0 sta nella trasformazione divulgativa della psicoanalisi. Non \u00e9 cos\u00ec semplice diffondere il nostro discorso salvandone la complessit\u00e0 senza incorrere in banalizzazioni. Ma oggi c\u2019\u00e9 la volont\u00e0 e la consapevolezza che bisogna tornare nelle universit\u00e0, nelle istituzioni dove ricominciare a parlare di psicoanalisi e non lo psicoanalese. C\u2019\u00e9 in corso uno sforzo di trasformazione comunicativa per arrivare all\u2019orecchio di una massa di persone che potrebbero essere potenzialmente interessate. <\/p>\n\n\n\n<p>G: Quali considera che sono le condizioni per creare una mente e una identit\u00e0 anal\u00edtica? Secondo Lei, che rilevanza hanno l\u00b4analisi personale, le supervisioni, le esperienze di vita, le teorie, ecc.? <\/p>\n\n\n\n<p>M.C.: Faccio fatica a pensare che una mente analitica possa essere creata. Non credo esista nessuna preparazione teorica o tecnica che da sola possa costruire uno psicoanalista. Deve esistere un substrato che motivi profondamente alla curiosit\u00e0 e alla cura per la propria mente, un qualche elemento di sofferenza, conscio o inconscio che sia, che funziona da innesco. Faccio un esempio. Questo innesco per me \u00e9 stata una richiesta strisciante, iniziata molto presto, da parte di mia madre, di prendermi cura della sua depressione. Quello \u00e9 stato il mio primo laboratorio che in seguito la vita e l\u2019analisi hanno trasformato in una esperienza di disponibilit\u00e0 verso la sofferenza dell\u2019altro. E\u2019 su questa base, ma credo che ognuno conosca in qualche modo la propria, che pu\u00f2 utilmente poggiare lo studio della teoria e della tecnica, che Ogden chiama la nostra ascendenza analitica in opposto al nostro stile analitico che \u00e9 fatto di forte soggettivit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>Clara Nemas: Oggi abitiamo un mondo di fantasia e non d\u2019immaginazione. L\u2019immaginazione richiede tempo, costruzione e spazio mentale, la fantasia \u00e8 immediata. <\/p>\n\n\n\n<p>M.C.: Hai toccato un punto che mi sta a cuore, la sensazione quotidiana \u00e8 quella di avere il bisogno di fantasie precostituite che colmino continuamente lo spazio per pensare in modo autentico. 8 I nostri giovani non sono abituati al fatto che l\u2019incertezza, il dubbio siano capacit\u00e0 che conducono a conoscenza, a scelte, anche se attraverso passaggi che possono attivare frustrazione quando non un certo dolore psichico. Credo che questa sia una lesione molto importante per l\u2019apparato per pensare. Io ho un modello, il modello della sala d\u2019attesa dove mettere le emozioni in attesa di poter essere digerite. Ci sono pazienti senza sala d\u2019attesa e altri con una sala d\u2019attesa molto piccola, sono persone che non hanno posto per emozioni in attesa, un posto in cui la funzione alfa possa agire sulle emozioni e trasformarle in immagini, le prime immagini, i pittogrammi, per unirli e costruire il pensiero onirico da cui successivamente si formano i derivati narrativi. Questo tema \u00e8 stato sviluppato da Ferro in Italia e Rocha Barros in Brasile. <\/p>\n\n\n\n<p>G: Per concludere, ci potrebbe dire come e quando decise diventare uno psicoanalista? <\/p>\n\n\n\n<p>M.C.: Con molto piacere poich\u00e9 rispondere mi rimette in contatto con gli elementi vivi e passionali della mia vita da giovane studente di medicina che contiene sia cambiamenti della mia vita amorosa, che amicale, che geografica e ovviamente professionale. A Pavia dove oggi vivo con la mia famiglia e lavoro come psicoanalista, mi hanno portato due cose: l\u2019amore per una ragazza, adesso mia moglie, che studiava medicina a Pavia e il bisogno, gi\u00e0 esistente, di studiare in una Universit\u00e0 pi\u00f9 attrattiva che non quella di Palermo. Allora, era il 1976, ero fermamente convinto di voler fare il chirurgo, professione che mi appassionava davvero tanto. Questo cambiamento geografico mi fece incontrare Antonino Ferro che si era trasferito anch\u2019esso da Palermo a Pavia nel 1974 e stava completando il suo training analitico a Milano. Cominciai ad accompagnarlo nei suoi itinerari lavorativi in provincia. Ne nacque una profonda amicizia che tutt\u2019ora prosegue. Iniziarono le prime letture freudiane assieme a lunghe conversazioni sulla psicoanalisi fino a far emergere in me il bisogno e desiderio di intraprendere un percorso analitico e insieme la scelta di fare la specializzazione in psichiatria. In particolare la psichiatria pavese, una psichiatria che teneva da sempre stretti rapporti con la psicoanalisi grazie alla figura di Dario De Martis, allora Direttore della Scuola di specializzazione in psichiatria e a quella di Fausto Petrella che favorivano molto una formazione psicoanalitica in tutti gli specializzandi. Molti di questi divennero anche psicoanalisti e io per mia fortuna tra questi. Il resto lo sapete gi\u00e0 dalla mia risposta alla domanda sulla mia formazione. <\/p>\n\n\n\n<p>Clara Nemas: Voglio sollevare una piccola questione: secondo quello che hai detto, la nostra lotta quotidiana \u00e8 diventare noi stessi. Avere una mente propria, \u00e8 ci\u00f2 su cui lavoriamo con questo gruppo ed \u00e8 per me motivo di gioia lavorare con i giovani che sono alla ricerca di un mente propria. Io cerco la mia propria mente e la mia propria voce tra i miei genitori e i miei oggetti interni e adesso tu sei uno dei miei oggetti interni&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p> M.C.: Sono molto felice e ti ringrazio per queste parole. Spero che il vostro gruppo possa venire a Pavia e conoscere il nostro Centro di Psicoanalisi e organizzare dei seminari ad hoc. Saremo felici di ospitarvi. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LINK DEL BLOG &#8220;SIENDO PSICOANALISTAS&#8221; Intervista a Maurizio Collov\u00e0 GRUPPO BUENOS AIRES COORDINATRICE Dr.ssa CLARA NEMAS Gruppo: Abbiamo trovato molto interessante l\u2019esposizione sull\u2019importanza del rapporto tra verit\u00e0, dolore mentale e capacit\u00e0 di contenerlo. Sembrerebbe la questione pi\u00f9 importante nei primi momenti dell\u2019analisi per poi potersi occupare di altri contenuti. E\u2019 cos\u00ec? In oltre lei suggerisce&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":47,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false},"categories":[40,1],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v21.7 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Intervista a Maurizio Collov\u00e0 dal blog &quot;Siendo Psicoanalistas&quot; (APdeBA) - CPDP<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/2020\/07\/08\/intervista-a-maurizio-collova\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Intervista a Maurizio Collov\u00e0 dal blog &quot;Siendo Psicoanalistas&quot; (APdeBA) - CPDP\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"LINK DEL BLOG &#8220;SIENDO PSICOANALISTAS&#8221; Intervista a Maurizio Collov\u00e0 GRUPPO BUENOS AIRES COORDINATRICE Dr.ssa CLARA NEMAS Gruppo: Abbiamo trovato molto interessante l\u2019esposizione sull\u2019importanza del rapporto tra verit\u00e0, dolore mentale e capacit\u00e0 di contenerlo. Sembrerebbe la questione pi\u00f9 importante nei primi momenti dell\u2019analisi per poi potersi occupare di altri contenuti. E\u2019 cos\u00ec? In oltre lei suggerisce&hellip;\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/2020\/07\/08\/intervista-a-maurizio-collova\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"CPDP\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2020-07-08T20:15:35+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2020-09-10T11:12:20+00:00\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"angelomoroni\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"angelomoroni\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"21 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/2020\/07\/08\/intervista-a-maurizio-collova\/\",\"url\":\"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/2020\/07\/08\/intervista-a-maurizio-collova\/\",\"name\":\"Intervista a Maurizio Collov\u00e0 dal blog \\\"Siendo Psicoanalistas\\\" (APdeBA) - CPDP\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/cpdp.it\/#website\"},\"datePublished\":\"2020-07-08T20:15:35+00:00\",\"dateModified\":\"2020-09-10T11:12:20+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/cpdp.it\/#\/schema\/person\/91753a98a5ed97895b7f2c157c0a301e\"},\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/2020\/07\/08\/intervista-a-maurizio-collova\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/2020\/07\/08\/intervista-a-maurizio-collova\/\"]}]},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/2020\/07\/08\/intervista-a-maurizio-collova\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/cpdp.it\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Intervista a Maurizio Collov\u00e0 dal blog &#8220;Siendo Psicoanalistas&#8221; (APdeBA)\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/cpdp.it\/#website\",\"url\":\"https:\/\/cpdp.it\/\",\"name\":\"CPDP\",\"description\":\"Centro Psicoanalitico di Pavia\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/cpdp.it\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/cpdp.it\/#\/schema\/person\/91753a98a5ed97895b7f2c157c0a301e\",\"name\":\"angelomoroni\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/cpdp.it\/#\/schema\/person\/image\/\",\"url\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/97d3433f1fad43f21603821797acd8ff?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/97d3433f1fad43f21603821797acd8ff?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"angelomoroni\"},\"url\":\"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/author\/angelomoroni\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Intervista a Maurizio Collov\u00e0 dal blog \"Siendo Psicoanalistas\" (APdeBA) - CPDP","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/2020\/07\/08\/intervista-a-maurizio-collova\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Intervista a Maurizio Collov\u00e0 dal blog \"Siendo Psicoanalistas\" (APdeBA) - CPDP","og_description":"LINK DEL BLOG &#8220;SIENDO PSICOANALISTAS&#8221; Intervista a Maurizio Collov\u00e0 GRUPPO BUENOS AIRES COORDINATRICE Dr.ssa CLARA NEMAS Gruppo: Abbiamo trovato molto interessante l\u2019esposizione sull\u2019importanza del rapporto tra verit\u00e0, dolore mentale e capacit\u00e0 di contenerlo. Sembrerebbe la questione pi\u00f9 importante nei primi momenti dell\u2019analisi per poi potersi occupare di altri contenuti. E\u2019 cos\u00ec? In oltre lei suggerisce&hellip;","og_url":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/2020\/07\/08\/intervista-a-maurizio-collova\/","og_site_name":"CPDP","article_published_time":"2020-07-08T20:15:35+00:00","article_modified_time":"2020-09-10T11:12:20+00:00","author":"angelomoroni","twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Scritto da":"angelomoroni","Tempo di lettura stimato":"21 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/2020\/07\/08\/intervista-a-maurizio-collova\/","url":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/2020\/07\/08\/intervista-a-maurizio-collova\/","name":"Intervista a Maurizio Collov\u00e0 dal blog \"Siendo Psicoanalistas\" (APdeBA) - CPDP","isPartOf":{"@id":"https:\/\/cpdp.it\/#website"},"datePublished":"2020-07-08T20:15:35+00:00","dateModified":"2020-09-10T11:12:20+00:00","author":{"@id":"https:\/\/cpdp.it\/#\/schema\/person\/91753a98a5ed97895b7f2c157c0a301e"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/2020\/07\/08\/intervista-a-maurizio-collova\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/cpdp.it\/index.php\/2020\/07\/08\/intervista-a-maurizio-collova\/"]}]},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/2020\/07\/08\/intervista-a-maurizio-collova\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/cpdp.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Intervista a Maurizio Collov\u00e0 dal blog &#8220;Siendo Psicoanalistas&#8221; (APdeBA)"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/cpdp.it\/#website","url":"https:\/\/cpdp.it\/","name":"CPDP","description":"Centro Psicoanalitico di Pavia","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/cpdp.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":"required name=search_term_string"}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/cpdp.it\/#\/schema\/person\/91753a98a5ed97895b7f2c157c0a301e","name":"angelomoroni","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/cpdp.it\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/97d3433f1fad43f21603821797acd8ff?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/97d3433f1fad43f21603821797acd8ff?s=96&d=mm&r=g","caption":"angelomoroni"},"url":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/author\/angelomoroni\/"}]}},"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2188"}],"collection":[{"href":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/47"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2188"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2188\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2303,"href":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2188\/revisions\/2303"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2188"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2188"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2188"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}