{"id":2940,"date":"2023-05-14T19:33:27","date_gmt":"2023-05-14T17:33:27","guid":{"rendered":"https:\/\/cpdp.it\/?p=2940"},"modified":"2023-05-14T19:33:30","modified_gmt":"2023-05-14T17:33:30","slug":"schinaia-c-2022-violenza-e-voyeurismo-le-immagini-pedopornografiche-in-internet-phenomena-journal-giornale-internazionale-di-psicopatologia-neuroscienze-e-psicoterapia-4-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cpdp.it\/index.php\/2023\/05\/14\/schinaia-c-2022-violenza-e-voyeurismo-le-immagini-pedopornografiche-in-internet-phenomena-journal-giornale-internazionale-di-psicopatologia-neuroscienze-e-psicoterapia-4-1\/","title":{"rendered":"<strong>Schinaia C., (2022). Violenza e voyeurismo: le immagini pedopornografiche in internet,\u00a0<em>Phenomena\u00a0Journal &#8211; Giornale Internazionale di Psicopatologia, Neuroscienze e Psicoterapia,<\/em>\u00a0<em>4, 1,\u00a0<\/em>pp.\u00a044\u201354<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<p>Review<\/p>\n\n\n\n<p>Violenza e voyeurismo: le immagini pedopornografiche in internet<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Abstract: <\/strong>The author, starting from psychological, neuroscientific, and sociological research on the effects of violence on television, proposes an examination of research on the effects of exhibitionist behaviour on the Internet, especially among adolescents. These attitudes, which are often linked to a typical indecisive adolescent sexuality and a need for identity reassurance, in turn facilitate child pornography, which can lead to actual paedophile abuse. The article reiterates the gratuitousness of childish desire and its playful significance, which cannot be short-circuited in a sexual relationship with an adult.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Keywords: <\/strong>Violence, Voyeurism, Television, Child pornography, Virtual, Internet<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Abstract: <\/strong>L\u2019autore, partendo dalle ricerche di ordine psicologico, neuroscientifico e sociologico a proposito degli effetti della violenza in televisione, propone una disamina delle ricerche sugli effetti dei comportamenti esibizionistici in Internet soprattutto degli adolescenti. Tali atteggiamenti, spesso colllegabili a una tipica sessualit\u00e0 indecisa adolescenziale e a un bisogno di rassicurazione identitaria, loro volta, facilitano la pedopornografia, che pu\u00f2 sfociare in concreti comportamenti pedofili abusanti. L\u2019articolo ribadisce la gratuit\u00e0 del desiderio infantile, il suo significato ludico che non possono essere cortocircuitati in una relazione sessuale con l\u2019adulto.<strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Parole chiave: <\/strong>Violenza, Voyeurismo, Televisione, Pedopornografia, Virtuale, Internet.<\/p>\n\n\n\n<p>1. Introduzione<\/p>\n\n\n\n<p>Durante il confinamento determinato dalla pandemia COVID-19, si \u00e8 verificato un incremento di visualizzazioni di siti pedopornografici da parte di adulti e adolescenti, ma anche di immagini sexy postate da adolescenti e, contestualmente, un incremento di casi di abusi di minori successivi all\u2019adescamento per via telematica. Uno studio del fenomeno in atto e delle sue cause psicopatologiche non pu\u00f2 non tenere conto di quanto \u00e8 andato consolidandosi nel passato recente in termini di esposizione dei minori alla violenza. Pertanto, per affrontare e contestualizzare storicamente il tema della pedopornografia in Internet, credo che valga la pena riprendere alcune ricerche sulla violenza in televisione.<\/p>\n\n\n\n<p>2. Materiali e Metodi<\/p>\n\n\n\n<p>2.1. La violenza in televisone<\/p>\n\n\n\n<p>I bambini, stando molte ore come ipnotizzati davanti al televisore o davanti al computer, rischiano di imbottire le loro menti con le immagini di quei comportamenti violenti, cominciati con i cartoni animati giapponesi e via via diventati sempre pi\u00f9 sofisticati. Gi\u00e0 negli anni venti, il grande regista Sergej M. Ejzen\u0161tejn aveva collocato il linguaggio cinematografico nell\u2019ambito del pensiero infantile e primitivo e segnalato l\u2019effetto ipnotico della TV, che consiste in una sospensione temporanea della coscienza [1].<\/p>\n\n\n\n<p>Uno studio apparso su \u00abScience\u00bb [2] contraddice, per\u00f2, il luogo comune secondo il quale la violenza in video influenzi soltanto i bambini. Lo studio evidenzia gli effetti negativi anche su giovani adulti. In base a tale ricerca, \u00e8 plausibile l\u2019ipotesi che sia la televisione a favorire l\u2019aggressivit\u00e0, se non la distruttivit\u00e0 nei ragazzi, piuttosto che siano i ragazzi aggressivi a guardare preferibilmente spettacoli televisivi violenti. Lo scrittore Pietro Citati [3] scrive che la televisione, attraverso una sorta di reificazione visuale, uccide la rapidissima fantasia analogica del bambino, il suo vorticoso potere di astrazione logica, il senso del comico, del paradosso, dell\u2019assurdo, dell\u2019insensato, il dono dello sguardo su altri mondi, dell\u2019appartenenza ad altri mondi.<\/p>\n\n\n\n<p>Jeffrey G. Johnson e i suoi collaboratori della Columbia University e del New York State Psychiatric Institute sono andati oltre le pur condivisibili valutazioni soggettive dello scrittore italiano e hanno seguito 707 ragazzi dall\u2019adolescenza all\u2019et\u00e0 adulta, constatando che gli adolescenti abituati a passare un\u2019ora o pi\u00f9 al giorno davanti al teleschermo in prime time. si abbandonavano pi\u00f9 facilmente, intorno ai vent\u2019anni di et\u00e0, ad atti aggressivi verso altre persone. Il legame tra tempo trascorso a guardare la televisione e condotta violenta restava significativo anche in relazione ad altri fattori, quali precedenti comportamenti aggressivi, basso reddito familiare, scarsa cura da parte dei genitori, presenza di disturbi psichiatrici. Il comportamento aggressivo pi\u00f9 comune nei maschi era la violenza fisica, mentre nelle femmine sono emersi anche il furto e la minaccia. Solo il 5,7% dei giovani che hanno guardato la televisione meno di un\u2019ora al giorno negli anni seguenti ha commesso atti di violenza, contro il 28,8% di coloro che l\u2019hanno fatto per oltre tre ore al giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Craig A. Anderson e Brad J. Bushman [2] del Politecnico dello Iowa commentano i dati del lavoro di Johnson e colleghi, affermando che la gente non sembra percepire pienamente il pericolo rappresentato dalla violenza in televisione. I ricercatori sostengono che con il legame tra violenza televisiva e violenza giovanile si ripete lo schema fumo-cancro: il rapporto tra sigarette fumate e insorgenza di tumori continua a essere messo in discussione anche ora, cio\u00e8 molto tempo dopo che la comunit\u00e0 scientifica ne ha accertato l\u2019esistenza al di l\u00e0 di ogni ragionevole dubbio.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra ricerca, effettuata presso l\u2019Universit\u00e0 del Michigan [4] e apparsa su \u00abDevelopmental Psychology\u00bb, la rivista dell\u2019American Psychological Association, ha riesaminato 329 ragazzi e ragazze allora ventenni, gi\u00e0 esaminati nel 1977 a un\u2019et\u00e0 compresa tra i sei e i dieci anni. I risultati hanno mostrato che la visione di spettacoli televisivi violenti da parte di bambini, la loro identificazione con personaggi aggressivi dello stesso sesso e la percezione che la violenza in televisione sia realistica sono tutti eventi collegati ad atti di aggressivit\u00e0, compiuti da adulti, sia nei maschi sia nelle femmine, indipendentemente dal grado di aggressivit\u00e0 iniziale, dalle capacit\u00e0 intellettuali, dallo status sociale della famiglia (misurato in base al grado di istruzione e all\u2019occupazione dei genitori) e dall\u2019aggressivit\u00e0 dei genitori stessi. La ricerca ha inoltre evidenziato che, se i genitori guardano e commentano i programmi con i figli, la condivisione sembra ridurre gli effetti nocivi della violenza televisiva sul bambino, probabilmente perch\u00e9 riduce l\u2019identificazione del bambino con la persona che compie l\u2019atto di violenza.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo proposito Bruno Bettelheim [5] ha tenuto un atteggiamento critico nei confronti dei denigratori della televisione, sostenendo che bambini e ragazzi hanno bisogno di materiale su cui basare le loro fantasticherie di aggressivit\u00e0 e di rivalsa, in cui poter vicariamente agire i loro sentimenti ostili senza fare male ai genitori. \u201cPurch\u00e9 gli faccia da guida un adulto responsabile \u2013 scrive Bettelheim [5, p. 176] \u2013 non esiste praticamente programma dal quale il bambino non possa imparare molte cose. Non fanno eccezione neppure i programmi che contengono scene di violenza, purch\u00e9 il bambino non sia talmente in preda all\u2019angoscia o alla collera da venire completamente sopraffatto da quello che vede\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Probabilmente di fronte all\u2019efferatezza e alla distruttivit\u00e0 di alcune immagini che oggi passano in televisione e, ancora di pi\u00f9 in Internet, Bettelheim rivedrebbe le sue ottimistiche considerazioni, pur restando d\u2019accordo in ogni caso sulla necessit\u00e0 della presenza protettiva dei genitori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2011 Yang Wang e colleghi [6] della School of Medicine dell\u2019Universit\u00e0 dell\u2019Indiana, hanno presentato all\u2019incontro annuale della Societ\u00e0 di Radiologia del Nord America una ricerca secondo cui i videogiochi violenti inducono trasformazioni di lungo periodo nel funzionamento cerebrale. Hanno chiesto a 11 uomini tra i diciotto e i ventinove anni di giocare per una settimana dieci ore al giorno a un videogioco particolarmente violento. Quindi \u00e8 stato loro chiesto di evitare di giocare con quel videogioco la settimana successiva. Ad altri undici uomini, usati come campione di controllo, \u00e8 stato chiesto di astenersi del tutto dall\u2019uso del videogioco nelle stesse due settimane. Alla fine del periodo l\u2019attivit\u00e0 cerebrale dei ventidue soggetti \u00e8 stata esaminata con la risonanza magnetica mentre rispondevano a due tipi di test, uno volto a misurare la risposta emotiva a parole violente e l\u2019altro a misurare l\u2019autocontrollo. La risonanza magnetica ha mostrato che nei soggetti esposti al videogioco l\u2019attivit\u00e0 nella parte inferiore sinistra del lobo frontale e nell\u2019area del circuito cingolato anteriore era minore rispetto a quella riscontrata nei soggetti di controllo. Quelle due aree cerebrali servono a controllare la risposta emotiva alla violenza e all\u2019aggressivit\u00e0. Pertanto chi aveva giocato a lungo sembrava pi\u00f9 propenso all\u2019esercizio della violenza. Non si tratta soltanto di un dato psicologico ma, secondo i ricercatori, di uno stabile cambiamento cerebrale che determina un\u2019attitudine altrettanto stabile alla violenza.<\/p>\n\n\n\n<p>2.2. Le immagini pedopornografiche in internet<\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei sottolineare anche che, se da una parte la costituzione di uno scenario perverso ha sicuramente un\u2019origine personale e individuale connessa a una peculiare drammatizzazione e maniacale \u00abriparazione\u00bb del trauma originario ed entra in relazione con le dinamiche familiari e microsociali, dall\u2019altra esiste per\u00f2 uno rischio specifico di indicibilit\u00e0 di atteggiamenti abusivi da parte dei media.<\/p>\n\n\n\n<p>Internet non \u00e8 soltanto uno spazio che offre nuove risorse in termini di creativit\u00e0 e di possibilit\u00e0 di relazione, ma frequentemente si pone come uno strumento di visualizzazione degli aspetti pi\u00f9 oscuri e meno integrati della personalit\u00e0 del singolo. Esso si offre quindi all\u2019utente come un\u2019area immaginativa complessa, un teatro quasi onirico, quasi delirante: non solo buono e contenitivo, ma a volte pericoloso e rischioso.<\/p>\n\n\n\n<p>Le nuove tecnologie hanno reso possibile creare e abitare interi universi di esperienza slegati dalle dimensioni materiali e concrete, delineare spazi tra la mente e la realt\u00e0, amplificare ed estendere facolt\u00e0 psichiche e sensoriali, tanto da far definire questo nuovo spazio \u201ctecnologia della mente o psicotecnologia\u201d [7].<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQueste nuove tecnologie, funzionando talvolta come vere e proprie protesi psichiche, possono consentire di espandere, in modo pressoch\u00e9 illimitato, le dimensioni di un\u2019esperienza che \u00e8 virtuale, ma al tempo stesso realistica, aprendo cos\u00ec a nuovi campi dell\u2019esperienza e del funzionamento mentale che non possono che interrogare le discipline che si occupano della mente. La tecnologia virtuale, rendendo sfuocata la differenza tra ci\u00f2 che \u00e8 oggettivo, ci\u00f2 che \u00e8 soggettivo e ci\u00f2 che \u00e8 illusorio, agisce inevitabilmente in senso trasformativo sulla nostra modalit\u00e0 di pensiero. La realt\u00e0 virtuale stravolge le categorie di spazio e di tempo, le connessioni e le condizioni su cui si costruisce la nostra soggettivit\u00e0; di conseguenza le nostre idee riguardo alla realt\u00e0 devono essere costantemente riviste, dal momento che la realt\u00e0 virtuale, come dice Umberto Eco, si finge pi\u00f9 reale della realt\u00e0 stessa\u201d [8].<\/p>\n\n\n\n<p>Per alcuni pazienti l\u2019uso di Internet potrebbe avere la funzione di dare espressione e formulazione ai conflitti inconsci, mostrando parti di s\u00e9 che altrimenti rimarrebbero nell\u2019ombra [9], favorendo \u201cla costruzione di una specifica forma di realt\u00e0, che corre il rischio di partecipare all\u2019onirizzazione del mondo esperienziale e ad alimentare logiche immaginative essenzialmente emotive e deliranti nello spettatore passivo\u201d [10].<\/p>\n\n\n\n<p>Spesso in casi clinici di pazienti dediti alla visione di immagini pedopornografiche, la mancanza di un percorso di individuazione e soggettivazione a causa di una vera e propria cecit\u00e0 dei caregivers, talvolta anche in relazione a abusi sessuali subiti nell\u2019infanzia e\/o nell\u2019adolescenza, favorisce una predisposizione a una visione senza partecipazione emotiva, in cui l\u2019eccitazione sessuale pu\u00f2 avvenire solo in presenza di un oggetto inanimato, deumanizzato, come oggettivati e \u201cnon visti\u201d si sono sentiti questi pazienti.<\/p>\n\n\n\n<p>In un caso \u00e8 stato possibile osservare una vera e propria dipendenza da Internet, con la presenza di sintomi depressivi e comportamenti compulsivi caratterizzati da continui controlli di nuove foto postate sui social network. Si trattava per lo pi\u00f9 di scene di bambini in et\u00e0 scolare in pose erotiche, fotografati da adulti. L\u2019erotizzazione perversa sembra essere l\u2019unica strategia possibile come sostituto della vita non vista e quindi persa. Il collezionismo di file, la compulsione nello scaricare nuove immagini che vengono consumate prima che possano evocare emozioni, mantengono alta una carica eccitatoria che vicaria la necessaria assenza di emozioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il confine tra animato e inanimato, una volta contraddistinto dall\u2019antica pietas, viene a mancare; il dolore non viene percepito nella sua essenza, la morte non ha pi\u00f9 nulla di sacro e di tremendo, ma appartiene soltanto all\u2019ordine del pornografico. L\u2019epopea del macabro si sviluppa tra patetismo e cinismo; il tutto viene omologato in una circolarit\u00e0 discorsiva senza rilevanza, dove ogni cosa diviene equivalente e resta indifferente in presenza di un flusso continuo e interminabile di stimoli insensati o, quantomeno, tra loro intercambiabili. Si viene a creare una forma speciale di violenza: l\u2019opacit\u00e0 dell\u2019indifferenza, dell\u2019apatia, che deriva dall\u2019assuefazione a immagini moltiplicate, ripetute, se- riali, in cui l\u2019altro non \u00e8 pi\u00f9 persona, ma solo corpo, nuda vita. Il male si diffonde alla superficie delle nostre vite, le imbeve di s\u00e9, diviene qualcosa del quotidiano. Non fa pi\u00f9 scandalo [11]. Possiamo parlare di analfabetismo emozionale e di inadeguata percezione di s\u00e9, descrivendo i fruitori di immagini pedopornografiche come ex bambini distaccati da tutto, perch\u00e9 distaccati da s\u00e9 e spaventati dagli incontri veri, dove gli altri rischiano di esistere davvero [12].<\/p>\n\n\n\n<p>Joyce McDougall [13] riprende in psicoanalisi il termine di derivazione greca \u00abalessitimia\u00bb (a-lexis e thymos), introdotto da John Nemiah, Harald Freyberger e Peter Sifneos nei primi anni settanta: significa \u00abassenza di parole per le emozioni\u00bb e contraddistingue la difficolt\u00e0 a identificare e descrivere i propri sentimenti e le proprie emozioni, a discriminarli differenziandoli gli uni dagli altri, e a comunicarli. Sifneos [14] allarga in concetto di alessitimia, evidenziando anche la difficolt\u00e0 dell\u2019alessitimico a differenziare i sentimenti dalle sensazioni corporee, dalla notevole povert\u00e0 di fantasie e da quelle modalit\u00e0 di pensiero concreto che Pierre Marty e Michel de M\u2019Uzan [15] hanno definito pens\u00e9e op\u00e9ratoire (\u00abpensiero operatorio\u00bb). Questa difficolt\u00e0, si ripercuote ovviamente anche sulla capacit\u00e0 di descrizione, comprensione e discriminazione dei sentimenti e delle emozioni degli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa preoccupazione e il rimorso \u2013 scrive Edoardo Albinati [16] \u2013 possono nascere solo dalla capacit\u00e0 di immedesimarsi, una facolt\u00e0 immaginativa, proiettiva, che loro non possiedono\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Claudio Magris [17] descrive la costituzione di una nuova forma dell\u2019Io, non pi\u00f9 compatto e unitario, bens\u00ec costituito da una molteplicit\u00e0 di nuclei psichici e di pulsioni non pi\u00f9 imprigionate nella rigida corazza dell\u2019individualit\u00e0 e della coscienza. Francesco Barale e Anna Ferruta [18] parlano di \u201cmaschere iperboliche di una soggettivit\u00e0 instabile e disseminata, all\u2019interno della quale non \u00e8 pi\u00f9 riconoscibile alcun \u2018nucleo\u2019 e di conseguenza alcuna distinzione tra vero e falso S\u00e9; ma solo S\u00e9 aperti, che prendono forma e si organizzano, disorganizzano nelle relazioni in atto; identit\u00e0 provvisorie\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In una societ\u00e0 in cui le figure del postmoderno, quali il vuoto costitutivo e la decostruibilit\u00e0 di ogni identit\u00e0, si sposano con l\u2019assenza del limite, fortemente determinata dalla virtualit\u00e0 delle esperienze comunicative, si rende necessario rimettere in discussione i nostri modelli teorici sullo sviluppo psicosessuale in cui prevalgono \u201csequenze lineari e necessarie invece di reticoli percorsi da movimenti plurali di \u201cva e vieni\u201d in cui si compongono e scompongono organizzazioni esposte a continue riorganizzazioni\u201d [18].<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOggi la realt\u00e0, sempre pi\u00f9 \u2018virtuale\u2019, \u00e8 lo scenario di questa possibile mutazione dell\u2019Io\u201d [17].<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019immagine esterna, un \u201cpaesaggio\u201d proposto a livello iconico o genericamente rappresentativo, pu\u00f2 talvolta assumere una funzione organizzativa nei confronti di spinte di sessualizzazione indifferenziata. Sulla sessualizzazione border, caotica come la personalit\u00e0 sottostante e disorganizzata in isole di aggregazione psichica, l\u2019estesa messe di immagini proposta dai media, e soprattutto quelle pornografiche, distribuite con un dichiarato intento captatorio attraverso Internet, pu\u00f2 fungere da catalizzatore di uno scenario erotizzato interno pseudointegrativo; la possibile, successiva pretesa di co- stringere la realt\u00e0 esterna a omologarsi allo scenario interno pu\u00f2 dare seguito al rituale perverso, costituendo al contempo una sorta di diga nei confronti di una estesa perdita della realt\u00e0 stessa, quale avverrebbe nello scompenso psicotico. L\u2019esterno in altre parole potrebbe fornire rappresentabilit\u00e0 specifica a spinte disorganizzate in cerca di un\u2019aggregazione rappresentativa [19].<\/p>\n\n\n\n<p>Queste e argomentazioni vanno estese anche alla sessualit\u00e0 indecisa di molti adolescenti, per i quali tutte quelle forme di comunicazione attraverso il Web possono indurre atteggiamenti e comportamenti emulativi, in cui l\u2019imitazione da sola non pu\u00f2 essere sufficiente a spiegare l\u2019intensa adesione identificativa spesso presente.<\/p>\n\n\n\n<p>Una ricerca svolta nel 2010 [20] dall\u2019Istituto di Analisi e Ricerche di mercato IPSOS per conto dell\u2019associazione Save the Children su Sessualit\u00e0 e Internet: i comportamenti dei teenager italiani mostra che l\u20198% degli adolescenti italiani che navigano in Internet ammette di inviare foto in cui appaiono nudi o in pose sexy. E per met\u00e0 si tratta di ragazzini tra i dodici e i quattordici anni; per met\u00e0 tra i quindici e i diciassette. Ma, di fatto, le percentuali devono essere pi\u00f9 alte, se il 22% del campione preso in esame afferma che tale pratica \u00e8 diffusa tra i propri amici coetanei. Quando si chiede a che et\u00e0 \u00e8 stato inviato il primo messaggio un po\u2019 os\u00e9, il 47% riconosce di averlo fatto tra i dieci e i quattordici anni, gli altri dai quindici in su. Queste modalit\u00e0 di esibizione dei propri corpi in rete, in relazione al bisogno di riconoscimento e di conferma nell\u2019et\u00e0 incerta della pre-adolescenza e dell\u2019adolescenza, ha favorito il dilagante fenomeno della pedopornografia digitale. Per ridurre il rischio dell\u2019adescamento seduttivo in rete, attraverso offerte perverse mascherate d\u2019amore, non basta certamente che i genitori mettano in atto le pur necessarie procedure tecnologiche di controllo dei cellulari e dei computer dei figli, ma \u00e8 assolutamente centrale un dialogo continuo e sincero con loro, per rafforzarne l\u2019identit\u00e0 e la fiducia in s\u00e9 stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Tali argomentazioni vanno per\u00f2 dialettizzate, assunte cio\u00e8 in oscillazione con un fenomeno di segno opposto. Alcuni, per esempio, sostengono che la visione di video con scene di sesso pedofilo potrebbe arginare la violenza, tenere a bada possibili passaggi all\u2019atto, attraverso il consumo voyeuristicamente passivo del sesso virtuale, che saturerebbe le richieste pulsionali, depotenziandole. Queste considerazioni, per\u00f2, non tengono conto del rischio che la pedopornografia possa da un lato alimentare il perverso mercato delle immagini di nudi infantili e dall\u2019altro possa essere l\u2019anticamera di fenomeni di pedofilia conclamata, come spesso \u00e8 successo [21].<\/p>\n\n\n\n<p>Come spesso accade, ci troviamo di fronte a fenomeni complessi la cui decifrazione pu\u00f2 essere affidata soltanto alla presa d\u2019atto della compresenza di meccanismi non univocamente direzionati e in oscillazione tra loro, che vanno approfonditamente osservati nelle specifiche situazioni cliniche.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Luciano Floridi [22] le due abitazioni online e offline non sono semplicemente sovrapposte, in quanto il loro confine \u00e8 sempre pi\u00f9 confuso: il mondo digitale trabocca nel mondo analogico offline, con il quale si va mescolando. Floridi definisce questo fenomeno come esperienza <em>onlife<\/em>, in cui i due mondi sono ormai inseparabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Internet, che pure \u00e8 un formidabile strumento di conoscenza e di intrattenimento, rischia di portare alle estreme conseguenze il processo di deanimazione dell\u2019uomo e di desimbolizzazione degli avvenimenti che lo riguardano, mediante modalit\u00e0 di equazione simbolica sovrapponibili a quelle descritte da Hanna Segal [23] per il pensiero psicotico.<\/p>\n\n\n\n<p>La difficolt\u00e0 a discriminare l\u2019animato dall\u2019inanimato, il reale dal virtuale, il dominio del computer come allenamento al controllo dell\u2019altro, vissuto come devitalizzato, incapace cio\u00e8 di emozioni e sentimenti, se non quelli che narcisisticamente gli vengono attribuiti, possono costituirsi come elementi forieri di un ritiro autisticamente onnipotente.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna richiesta di censura da parte mia, anche perch\u00e9 sono convinto che non porterebbe ad alcun risultato utile, ma una richiesta di riflessione collettiva sul rischio che un uso cos\u00ec massiccio e spesso distorto del web comporta sulla capacit\u00e0 di discriminazione tra fantasie infantili ed elementi della realt\u00e0 attuale, sulla possibilit\u00e0 di differenziare l\u2019animato dall\u2019inanimato, sulla capacit\u00e0 di distinguere il reale dal virtuale. \u00c8 un problema che devono porsi tutte le agenzie educative, famiglia, scuola, istituzioni religiose, associa- zioni culturali e sportive, senza demonizzazioni antistoriche, ma anche senza concessioni a uno pseudo-modernismo \u00e0 la page.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi tempi gli atteggiamenti seduttivi delle adolescenti possono sostanziarsi nel fenomeno delle Candy Girls, ragazzine che si spogliano davanti alla webcam o che vendono le proprie immagini in atteggiamenti erotici e sessuali. Giocando a fare le adescatrici in Internet, finiscono per correre gravi rischi e diventare vittime a loro volta di abusatori. Alcune bambine prepuberi in analisi possono presentare un atteggiamento vanitoso, sensuale, seduttivo. Si tratta in genere di un comportamento stereotipato e senza consistenza. Si pu\u00f2 parlare di una difesa del tipo \u201cfalso s\u00e9\u201d che cerca di coprire conflitti interni e difficolt\u00e0 ad acquisire nuovi modelli di identificazione [24].<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa rivendicazione pulsionale come affermazione gioiosa \u00e8 un\u2019invenzione fantastica che sostiene un formidabile diniego\u201d, sottolinea Andr\u00e9 Green [25].<\/p>\n\n\n\n<p>Da una ricerca realizzata dall\u2019istituto di analisi e ricerche di mercato IPSOS per l\u2019organizzazione \u201cSave the Children\u201d in occasione del Safer Internet Day 2014 [26], la giornata dedicata dalla Commissione Europea alla sensibilizzazione dei pi\u00f9 giovani ad un uso corretto e consapevole della rete, risulta che il 38% degli italiani adulti intervistati ritiene accettabile il sesso tra adulti e adolescenti. Dall\u2019indagine, realizzata su un campione di circa mille soggetti tra i venticinque e i sessantacinque anni, emerge che il 28% degli adulti iscritti a un social network ha tra i propri contatti adolescenti che non conosce personalmente. L\u201981% degli intervistati pensa che le interazioni sessuali tra adulti e adolescenti siano diffuse trovino in Internet il principale strumento per iniziare e sviluppare la relazione, che pu\u00f2 sfociare in un incontro fisico. Il 41% del campione ritiene responsabili i ragazzi dell\u2019iniziativa di contatto, anche perch\u00e9 considerati pi\u00f9 disinvolti nell\u2019approccio con gli adulti (48%) e sessualmente pi\u00f9 precoci (61%) rispetto al passato. E sebbene il 36% pensi che gli adolescenti siano impreparati a gestire una relazione sessuale con un adulto, per un intervistato su cento questo tipo di rapporto potrebbe essere formativo per il minore.<\/p>\n\n\n\n<p>Il concreto del possesso senza differimento alcuno ha la sua valenza seduttiva in una deriva in cui tutto pu\u00f2 equivalersi, omogeneizzato nell\u2019unico bisogno che va onorato: quello di afferrare, di dominare, di possedere, di avere piuttosto che di essere. L\u2019avere non coincide pi\u00f9 con l\u2019essere, e non si riconosce pi\u00f9 che \u00e8 solo l\u2019accettazione del finito a dare la possibilit\u00e0 di schiudere orizzonti infiniti, sanando la contrapposizione soggetto-oggetto, interno- esterno, natura-cultura.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Serge Andr\u00e9 [25, p. 5], \u201cchi non \u00e8 colpito dal constatare che l\u2019esempio della nostra citt\u00e0 ideale viene proposto sotto due versioni, due immagini standardizzate che fanno coppia come un duo d\u2019opera: Disneyland e Las Vegas? Da un lato, il mondo del bambino, immaginato come un adulto miniaturizzato, dall\u2019altro il mondo dell\u2019adulto immaginato come un eterno bambino. Noi siamo entrati, senza accorgercene, in una vera e propria idolatria del bambino, nell\u2019\u2019infantolatria\u2019\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>3. Conclusioni<\/p>\n\n\n\n<p>In opposizione all\u2019anonimato e al segreto in cui le perversioni sono state fino a poco tempo fa relegate, l\u2019organizzazione sociale della pedofilia e la richiesta di visibilit\u00e0, come fenomeni nuovi della nostra epoca, l\u2019intreccio personale e sociale sinistro qui in gioco sono troppo complessi anche per essere solo compresi dalle limitate risorse di uno psichiatra o di uno psicoanalista. La perversione, alla continua ricerca di una conferma sociale che la renda presentabile, in quanto accettata come una delle varianti della sessualit\u00e0 odierna, \u00e8 indice di una degradazione della vita civile, dove la necessaria e matura tolleranza \u00e8 stata sostituita dalla licenza, dal misconoscimento dei limiti e delle loro linee di demarcazione e, soprattutto, dall\u2019indifferenza, intesa come indifferenziazione e pseudo-normalizzazione della perversione e del disordine civile ed etico di una popolazione o di una collettivit\u00e0 pi\u00f9 o meno estesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Si richiede allora uno sforzo congiunto di molti studiosi delle varie forze in gioco: certamente, assieme allo psicoanalista, anche il sociologo, l\u2019educatore, ma soprattutto il politico e il legislatore. Questi ultimi hanno il compito, interpretando i nuovi fenomeni sociali e proponendo nuove leggi, di proteggere l\u2019individuo e la comunit\u00e0, armonizzando dinamicamente l\u2019esigenza individuale con quella del vivere collettivo. Contro mercanti e clienti di bambini \u00e8 stato di recente approvato in Italia un testo di legge che prevede inasprimenti delle sanzioni per gli sfruttatori dell\u2019infanzia, la punibilit\u00e0 per chi compie reati sessuali anche all\u2019estero e per il cliente di minorenni al di sotto dei sedici anni. Multe e soldi confiscati al mercato pedofilo andranno in un apposito fondo destinato a finanziare programmi di prevenzione, assistenza e recupero dei bambini vittime.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi costruire una cultura del rispetto dell\u2019integrit\u00e0 del bambino non \u00e8 facile e rischia di avere buon gioco la propaganda pedofila quando contrappone alla mercificazione del bambino e dei suoi sentimenti l\u2019attenzione ai suoi desideri, compresi quelli sessuali, definiti naturali e non reprimibili. In realt\u00e0, per il pedofilo l\u2019incontro sessuale \u00e8 la ripetizione di un rito costruito nella propria immaginazione con una precisione che nulla ha a che vedere con la spontaneit\u00e0 e la libert\u00e0 caratterizzanti l\u2019onnipotenza infantile, che \u00e8 il regno della potenzialit\u00e0 e della creativit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La risposta all\u2019argomentazione pedofila deve essere la chiara proposizione della natura del desiderio infantile, la sua gratuit\u00e0, il suo specifico linguaggio, il suo autonomo significato ludico, che non pu\u00f2 essere cortocircuitato in una relazione sessuale con l\u2019adulto, pena la devitalizzazione di tale desiderio, la morte della fiducia nei grandi, che non capiscono e non sono in grado di tradurre il linguaggio dei sensi e dei sentimenti dei bambini, appiattendolo sul proprio linguaggio passionale [27].<\/p>\n\n\n\n<p>Bibliografia<\/p>\n\n\n\n<ol type=\"1\">\n<li>Angelini, A. (2020). <em>Sergej M. Ejzenstejn, la psicologia e la psicoanalisi.<\/em> Alpes, Roma.<\/li>\n\n\n\n<li>Johnson J.G., Cohen P., Smailes E.M., Kasen S., &amp; Brook J.S., (2002). Television viewing and aggressive behavior during adolescence and adulthood, <em>Science, 295<\/em>: 2468-2471.<\/li>\n\n\n\n<li>Citati, P. (2002, Marzo 25). Piccoli schiavi della TV, <em>La Repubblica<\/em>.<\/li>\n\n\n\n<li>Huesmann, L.R., Moise\u2013Titus, J., Podolsky, P., &amp; Eron, L.D. (2003). Longitudinal relations between children\u2019s exposure to TV violence and their aggressive and violent behavior in young adulthood: 1977-1992, <em>Developmental Psychology, 39<\/em>: 201-221.<\/li>\n\n\n\n<li>Bettelheim, B., (1985). <em>I bambini e <\/em><em>la televisione<\/em><em>. In La Vienna di Freud<\/em>, (pp. 170-177). Trad. it. A. Bottini. Feltrinelli, Milano, 1990.<\/li>\n\n\n\n<li>Wang, Y., Hummer, T., Kronenberger, W., Mosier, K., &amp; Mathews, V. (2011, December 1). Violent video games alter brain function in young men. 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